Riflessioni di un tifoso intorno alla (solita) girandola di allenatori

Caro direttore,
oggi è stato esonerato Sinisa Mihajlovic, il decimo allenatore a saltare in serie A. Un dato considerevole che la dice lunga sulla poca pazienza che hanno i nostri presidenti. Sarà che io sono un appassionato di calcio inglese, in particolare tifosissimo di quel Manchester United sulla cui panchina siede, da 23 anni, Sir Alex Ferguson, ma non le sembra sia giunta l'ora di dire basta a questa girandola di sostituzioni? Io capisco che i presidenti ci mettano i soldi e che, davanti a certi risultati, si sentano impotenti. Quello che contesto è la soluzione finale a questi problemi. Possibile che il male di tutto sia sempre e solo il tecnico? Io credo che bisognerebbe cominciare a dire basta a certi campioni strapagati e straviziati che si nascondono dietro la solita «incompatibilità» con il mister per giustificare il loro scadimento di forma. Mi piacerebbe, per una volta, vedere un presidente che, invece di cacciare l'allenatore, sospendesse alcuni dei suoi giocatori, stipendio compreso; scommettiamo, Direttore, che, punti sul vivo (il contro in banca), questi assi della pedata ritroverebbero magicamente l'attaccamento alla maglia? So di toccare un tasto dolente per lei, tifoso del Torino, che di mister ne avete cambiati come i cambi d'abito stagionali, ma mi piacerebbe conoscere la sua opinione.

In linea di massima la girandola degli allenatori mi irrita assai. Anche se in questo momento la girandola mi sta particolarmente simpatica perché ha portato (anzi: riportato, siamo gente dagli eterni ritorni, noi cresciuti a pane e Filadelfia) sulla panchina del mio amatissimo Toro un allenatore dagli occhi limpidi come la sua fede granata, cioè Giancarlo Camolese. Ecco, adesso che ci penso, le dico che per vedere Camolese sulla panchina del Toro avrei accettato anche altri tre cambi di allenatori e un paio di preparatori atletici rosolati nel barolo. Le dico di più: sono convinto che con il nostro «Camola» in panchina ci salveremo, ma se proprio dobbiamo andare in serie... (be’, insomma, quella roba lì: non riesco nemmeno a pronunciarla) preferirei comunque andarci con Camolese che con qualsiasi altro. Almeno sono sicuro che ci andiamo a testa alta, e con un po’ di sofferenza autentica anche dentro lo spogliatoio, oltre che nei nostri cuori. Questo per quanto riguarda il Toro. E il resto? Sul resto, caro amico, lei ha molte ragioni, ma un torto: descrive un calcio che in Italia non esiste e non può esistere. Se l’immagina Ranieri 23 anni alla Juve? O Spalletti 23 anni alla Roma? E i quotidiani sportivi che farebbero? Di che scriverebbero? E tv locali dovrebbero licenziare i loro urlatori? E le discussioni al bar sport? Finite ancor prima di cominciare? Mourinho, ecco, Mourinho potrebbe resistere un po’ di più, ma a patto di regalare ogni giorno un titolo da prima pagina ai giornali: sarebbe una sfida tra la sua fantasia e la capacità del mondo pallonaro di consumare tutto subito, tutto in fretta. Lei dice bene: punire i calciatori. Ma s’immagina la scena in Italia, appena un bomber finisce in castigo? Il procuratore che dà un’intervista alla Gazzetta, il centravanti che sale sull’Aventino, gli ultras divisi (a seconda della convenienza) pro o contro la conferma. Un putiferio. E così i presidenti si adeguano all’andazzo: ogni tanto c’è qualcuno di loro che prova a mostrare il muso duro, ma è regolarmente costretto a tornare sui suoi passi. Perché sa che esonerare l’allenatore non è una soluzione efficace. Anzi, è una soluzione pessima. Con un solo pregio: tutte le altre sono peggiori.