Rifondazione all’attacco: «Pansa peggio di De Felice»

Il colpo di scena si verifica dopo poco più di un’ora, quando - dopo mesi di mistero - arriva il primo outing compiaciuto e ufficiale dell’«antirevisionista pansiano». Tutto succede quando durante un convegno organizzato la settimana scorsa da Rifondazione comunista a Roma, dal titolo emblematico di «Cuori rossi» la moderatrice, Bianca Bracci Torsi (dirigente storica del partito) annuncia: «Passo la parola adesso a Simone Sallusti, che non è solo il responsabile organizzazione di Rifondazione comunista a Roma. Ma anche, ci tengo a dirlo, tra i fondatori del sito militant.it e tra i ragazzi che sono andati a contestare Giampaolo Pansa a Reggio Emilia». «Sì, è vero - ammette lui - e ne sono orgoglioso».
A quasi quattro mesi dall’aggressione a Giampaolo Pansa, insomma, hanno finalmente un’identità e un’appartenenza politica (il partito di Franco Giordano) gli ultrà che lo contestarono duramente mentre presentava il suo ultimo libro La grande bugia insieme al giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo in un albergo di Reggio Emilia. Scene finite in tutti i telegiornali, striscioni srotolati, cori, inizio di rissa, e persino qualche ex partigiano che difendeva il giornalista dai suoi contestatori. Il volto e la firma, quella di Militant, appunto. Gruppo politico e sito internet «ribelle» (lo scorso anno diede vita alla «Antifascist official league») ma finanziato dal Campidoglio con 30mila euro tra il 2005 e il 2006.
Roma, martedì 30 gennaio, ore 19.30, sezione di Rifondazione comunista di via Dancalia nel cuore del quartiere africano. Il sottotitolo di «Cuori rossi» recita: «Roma antifascista: dalla Resistenza alla contestazione a Pansa». A sedere allo stesso tavolo di Bianca Bracci Torsi e Simone Sallusti ci sono Sante Moretti, storico militante comunista del quartiere, Sandro Portelli, delegato per la memoria storica del Comune di Roma e Massimiliano Smeriglio, deputato e segretario romano del Prc. I toni a prima vista sono «soft» ma i bersagli di quello che ha tutta l’aria di un processo sono evidenti: Giampaolo Pansa, in primis, ma anche i libri di Luca Telese Cuori neri e Nicola Rao La fiamma e la celtica e persino - malgrado il finanziamento - lo stesso sindaco di Roma. «Bisogna impedire che i fascisti rialzino la testa - è l’esordio di Bianca Bracci Torsi - hanno le spalle coperte anche dal buonismo della sinistra. Per esempio da Veltroni che intitola strade a fascisti vecchi e nuovi o da libri di revisionismo, quelli di Pansa e Telese su tutti, o dall’ex assessore alla Cultura di Roma Gianni Borgna che accetta interviste dal Secolo d’Italia in cui loda Céline e Fini. Ma io non sono pessimista perché vedo ancora tanti “cuori rossi” che difendono l’antifascismo».
La sinistra radicale si sente accerchiata, dunque. E tenta di reagire tirando fuori nuovamente i vessilli dell’antifascismo. «Quando parliamo di Roma antifascista - è la sintesi dell’intervento di Sandro Portelli - parliamo di uno scontro culturale per dare noi il segno alla memoria della città. La periferia della capitale è un luogo difficile per la sinistra degli ultimi 10-15 anni. È cambiata la composizione sociale anche a causa dell’immigrazione. Serve un’analisi di classe articolata per capire questi cambiamenti e servono nuove modalità per costruire l’antifascismo. Non basta più dire: “Noi veniamo dalla Resistenza”». E poi l’ennesimo, affondo su Pansa: «Noi abbiamo fatte battaglie durissime nei municipi e in Comune per impedire la follia di esprimere solidarietà a Pansa quando è stato aggredito. Il suo è un caso emblematico della differenza profonda tra conoscenza e ignoranza. I suoi libri sono insostenibili dal punto di vista professionale e mancano completamente di conoscenza e ricerca critica».
Una strenua e continua difesa dell’antifascismo (anche militante), una continua denuncia di presunte operazioni revisionistiche. Anche quando bisogna analizzare anni di scontri, di morti e feriti da una parte e dall’altra della barricata. «Gli anni Settanta non possono cadere nell’oblio - dichiara Sante Moretti, alto dirigente di Rifondazione e della Cgil - perché riproponevano le ragioni della classe operaia. Anche la teoria degli opposti estremismi va rivista. Brigate rosse e Nar avevano diversi fini e modi di agire. Le prime, in ogni caso, si richiamavano alla classe operaia e non hanno mai fatto stragi, i secondi al fascismo e mettevano le bombe sui treni». Nemmeno un accenno per due ragazzi di destra rimasti uccisi nello stesso quartiere in cui Sante Moretti militava. «La dinamica dei fatti - così la definisce Moretti - Cecchin e Di Nella non è mai stata chiarita. Non sono stati uccisi in scontri o in attentati e i colpevoli non sono mai stati trovati. Però i fascisti hanno usato la morte di Cecchin come pretesto per attaccare il sottoscritto». Infine l’attacco a chi ricorda quelle due morti: «La riconciliazione (oltre al libro di Telese, quella di Veltroni che ha dedicato una via a Di Nella) è solo un viatico per indurre i fascisti a continuare. Nel quartiere ci sono oltre 50 scritte fasciste e ogni 9 febbraio, anniversario della morte di Di Nella, è il pretesto per un corteo con bandiere nere e saluti romani. Per questo dico che bisogna cancellare quelle scritte commemorative e impedire la manifestazione».
A dettare le linee guida di Rifondazione comunista per il futuro sono le conclusioni di Smeriglio: «Mai nessun iscritto a Rifondazione parteciperà a convegni organizzati da fascisti (riferimento al capo ufficio stampa del Prc alla Camera Andrea Colombo, autore di un libro con Francesca Mambro e Valerio Fioravanti che avrebbe dovuto partecipare all'assemblea al liceo Visconti, ndr) mentre i fascisti violenti andranno trattati come andranno trattati. E non dico altro». Caspita. «La contestazione a Pansa? - conclude Smeriglio -. Fa parte di un dibattito vivace, non è un dramma. Poi c’è un revisionismo nobile, quello di De Felice, e uno illeggibile come quello di Pansa». Si arriva persino a riabilitare l’odiato De Felice, pur di demonizzare Pansa.