Rifondazione: "Cambieremo in parlamento, scalone solo diluito"

Il segretario del Prc Giordano annuncia battaglia in aula. Turigliatto e Cannavò: "Peggio della riforma Maroni, voteremo no anche con la fiducia. Allo stato dei fatti la
controriforma Maroni risulta essere meno peggio della controriforma Prodi-Damiano-Padoa
Schioppa"

Roma - "In questi casi è bene fare un’operazione di verità. Sull’abolizione dello scalone il giudizio è negativo perchè si tende solo a diluire gli effetti delle legge Maroni". Il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano al termine della direzione del partito è perentorio: "Lavoreremo per cambiare in parlamento lo scalone iniquo e per superare la legge 30. Per noi - ha aggiunto - la vicenda resta aperta". La posizione di Rifondazione rafforza anche quella dei "cugini" del Pdci.

Intanto, nessun sostegno alla riforma delle pensioni, anche se fosse richiesto un voto di fiducia: lo affermano il deputato Salvatore Cannavò e il senatore Franco Turigliatto, parlamentari di Sinistra critica. «Avevamo previsto un disastro e un disastro è stato. Allo stato dei fatti - sostengono - la controriforma Maroni risulta essere meno peggio della controriforma Prodi-Damiano-Padoa Schioppa, vero vincitore, ancora una volta, della partita. Gli scalini e le quote confermano l’innalzamento dell’età pensionabile voluto dal governo Berlusconi per quasi tutti i lavoratori (e sicuramente per tutti i giovani che si vedono peggiorati i coefficienti) e a costi economici e sociali identici, se non persino peggiori: Sinistra critica lo contrasterà in Parlamento e nei luoghi di lavoro».

I due esponenti ritengono «grave la capitolazione di Cgil Cisl Uil che senza alcuna lotta tradiscono le aspettative di difesa dei 57+35 e puntano a una consultazione-beffa sotto il ricatto dello scalone» e «grave l’Unione che, dopo le missioni di guerra e la finanziaria dei sacrifici, chiude definitivamente con la sua base popolare, mettendosi in continuità con le politiche del centrodestra anche sul punto più delicato del welfare e rinnovando la pessima tradizione di accordi-bidone nel mese di luglio».

«Grave infine Rifondazione se sosterrà questo accordo. Una scelta che sancirebbe la sua definitiva internità alle logiche del compromesso sociale e la sua distanza dai bisogni lavoratori e lavoratrici. Per parte nostra non ci sentiamo vincolati all’accordo nè agli equilibri della maggioranza. Contrasteremo in ogni modo questa riforma a partire dalla mobilitazione sociale il prossimo autunno e in sede parlamentare la respingeremo - concludono - anche se su di essa verrà posta la fiducia».