Rifondazione giura sulla testa di Capurro

Paola Setti

Fra il non saper se ridere o piangere, urla. Riccardo Cecconi era stato il primo a dire provocatoriamente che «meglio dieci Roberto Bagnasco che un Armando Ezio Capurro», e detto dal capogruppo di Rifondazione comunista è tutto detto. Adesso si ritrova fra coloro che potrebbero tradire, e appoggiare l’agonizzante giunta di Rapallo in cambio di una qualche irrifiutabile offerta da parte del sindaco. «Ma chi le ha detto questa assurdità?»
Il paese è piccolo, la gente mormora.
«Alcuni giorni fa abbiamo scritto in un comunicato che i consiglieri di centrosinistra non sottoscrivono alcun documento del centrodestra perché non vogliamo entrare nelle loro trattative interne, ma voteremo la mozione di sfiducia che hanno presentato. La nostra posizione a oggi, 7 settembre 2006 alle ore 13 non è cambiata».
Forse potrebbe cambiare domani.
«Non vedo come, visto che da due anni e mezzo attacchiamo l’amministrazione fallimentare e antidemocratica di questa giunta e l’atteggiamento sprezzante e troppo spesso arrogante del sindaco. Io ho sempre detto che in quanto membro di minoranza faccio un’opposizione costruttiva, ma il mio fine ultimo è sostituirmi alla maggioranza».
Ecco, magari se Capurro vi offrisse qualche assessorato...
«Capurro ci può offrire tutto quello che vuole, ma confermo, ribadisco, se vuole faccio giurin giuretta, che il voto di Rifondazione sarà a favore della sfiducia».
Può mettere la mano sul fuoco anche per i suoi colleghi, Nicola Costa della Lista Costa e Mariella Gerbi dei Ds?
«Le dico solo che Capurro ha contattato non me ma altri esponenti di centrosinistra, ma le sue offerte sono state rifiutate. E che stasera (ieri, ndr) tutti e tre siamo in una trasmissione televisiva a spiegare le nostre ragioni».
Però c’è qualcuno nei Ds che vorrebbe tenere in piedi Capurro.
«In ogni famiglia ci sono differenti posizioni, ma l’Unione ha ufficialmente condiviso la linea della sfiducia. Lo abbiamo anche affisso sui muri, con un manifesto che, con tutti i simboli di partito, critica l’attuale amministrazione. Dal punto di vista politico, sia chiaro, perché sul piano penale non c’è nulla».
Capurro sta facendo passare il messaggio che chiedete la sua testa per un ingiusto attacco giudiziario, però.
«Sì, ma non è così. È una farsa che volesse costruire un albergo a San Michele di Pagana, anche se è vero che il sindaco ha comprato quell’area sapendo del Puc, per dire. Qui la questione è solo di etica politica, e quella è vergognosa».
Senta ma perché non vi siete dimessi in massa subito, come aveva proposto Forza Italia, risparmiando a Rapallo un mese di veleni?
«Volevamo differenziare la nostra posizione da quella del centrodestra».
Avreste potuto farlo comunque. Altre voci dicono che lei si sarebbe dimesso, ma che il resto dell’Unione non ha voluto.
«E allora le dirò che a volte all’interno di una coalizione, che peraltro sta lavorando molto bene, è meglio cercare una mediazione piuttosto che la rottura. Tanto più che l’Unione si pone come alternativa a decenni di governi democristiani prima e al governo del grande manager capace solo a dare ordini e a fare l’agente teatrale poi».
Dice Capurro che tanto vince di nuovo lui.
«Guardi, Capurro ha già cambiato posizione più volte. Prima con una certa megalomania ha detto che nemmeno sposterà le sue cose dall’ufficio, certo di ritornarci a breve. Poi però s’è detto disponibile a fare un patto con la città, pur di restare al suo posto fino al 2007».
Ma è vero che è così forte?
«No, non è vero. Solo che si fa fare i sondaggi dal Dipartimento dell’Università nel quale lavora sua moglie. Se si ripresenta arriverà al massimo al 10 per cento, ci scommetto il mio motorino».
Addirittura.
«È l’unica cosa che possiedo».
Che clima c’è a Rapallo?
«Guardi, devo dire che un risultato positivo tutta questa crisi l’ha avuto: la giunta sta deliberando a tutto spiano, finalmente. È stato approvato il ponte a San Pietro, nell’ambito della nuova viabilità per l’ospedale. E stanno arrivando soldi a pioggia a tutte le associazioni. Diciamo che il clima è quello di una campagna elettorale precoce, ma almeno la giunta si è mossa».