Rifondazione: «Il governo esca allo scoperto»

Quartieri: «Il ministro Fioroni dica se l’istituto ha diritto di esistere». D’accordo anche l’ex assessore Brandirali

Gianandrea Zagato

Scuola araba, basta con la latitanza del Governo. Rifondazione comunista non ci sta più a sopportare ancora «il balletto dell’agibilità, dei maniglioni antipanico o delle porte non isolate». Dettagli che per Patrizia Quartieri sono «la foglia di fico»: «Il problema è che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni deve uscire allo scoperto e dire senza sfumature se al civico 4 di via Ventura può esistere una scuola araba».
Invito rivolto non solo al ministro della Margherita ma pure al sottosegretario Letizia De Torre «sempre così pronta a intervenire sul tema dell’integrazione, tranne che in questo caso». Virgolettati che piombono sulla commissione Educazione di Palazzo Marino presieduta da Paolo Massari, che ieri ha dato spazio alle spiegazioni di Lidia Acerboni, direttrice della scuola, e dei suoi supporter. Riassunti dell’illegalità sin qui commesse nonostante i responsabili fossero ben a conoscenza dell’inesistenza di autorizzazioni all’apertura della struttura e che, quindi, «l’avvio delle attività di una scuola straniera con rapporti con autorità consolari straniere, al di fuori di accordi intergovernativi è in aperto contrasto con la normativa vigente» come recita una nota indirizzata alla Prefettura di Milano da parte di Mario Dutto, direttore generale dell’ufficio scolastico regionale. Unico motivo che ha quindi guidato la decisione del prefetto Gian Valerio Lombardi nell’ordinanza che dispone la chiusura della scuola, che già aveva ricevuto «risposta negativa» da parte di Dutto «fin dal 16 giugno». Dettagli che né l’ex insegnante di italiano - già coordinatrice delle lezioni nella madrassa di via Quaranta - né gli altri rappresentanti della scuola araba sono stati in grado di contestare.
E così per novanta minuti si è assistito allo stucchevole raccontino «dell’accanimento di Palazzo Marino», «della strumentalizzazione politica», «delle scuole milanesi a rischio» e altri vagheggiamenti del centrosinistra. Il tutto senza mai centrare l’obiettivo, come fatto invece da Aldo Brandirali (Fi): «A fare chiarezza dev’essere esclusivamente il ministro della Pubblica istruzione. Il Governo non può lasciare una domanda senza risposta». Che, guarda caso, è quello chiesto pure da Rifondazione.