Rifondazione litiga coi pacifisti duri e puri

da Roma

«I pacifisti che firmano l’appello per il no alla missione? Quello che dicono è profondamente sbagliato». Lo dice conversando con i giornalisti nel Transatlantico di Montecitorio. Eppure, malgrado l’informalità della sede e della modalità prescelta, per Franco Giordano è comunque un piccolo strappo, una data da segnare nella storiografia di partito.
Il leader del principale partito della sinistra radicale, infatti, per la prima volta, prende platealmente le distanze da un appello che proviene dal mondo pacifista. Un documento scritto e firmato da nomi che per il popolo antagonista sono dei veri e propri monumenti, dal missionario comboniano padre Alex Zanotelli, al premio Nobel Dario Fo, dallo storico Marco Revelli all’ex partigiana Teresa Mattei, da un giornalista come Gianni Minà, ad un comico come Paolo Rossi. Un testo molto sintetico che si chiudeva così: «Invitiamo i deputati e i senatori che hanno creduto alla lotta per la pace di essere conseguenti con le loro idee, votando no al rifinanziamento della missione in Afghanistan». Eppure, malgrado la forza delle firme e la radicalità della richiesta, Giordano risponde che non si può accoglierlo: «Se cade il decreto - spiega il leader del Prc - cade anche il governo Prodi, e la conseguenza sarà un ritorno del governo delle destre, con un aumento dell'impiego di truppe e di mezzi militari in Afghanistan e la fine della proposta della conferenza internazionale di pace. Bene, se questa è la proposta del gruppo dei pacifisti, noi siamo nettamente contrari».
In pratica un terremoto. Ed ovviamente il successore di Bertinotti motiva il suo assenso con la contropartita di una conferenza internazionale di pace che a lui sembra non solo possibile, ma anche determinante: «Rifondazione voterà compattamente per il decreto perché investiamo con grande forza sulla conferenza internazionale, che può essere un’alternativa a quel teatro di guerra. La replica bellica non può essere in alcun modo l'unica risposta, anche perché si è visto essere totalmente sbagliata sul territorio». E poi, tornando all’appello che era stato indirizzato ai parlamentari di sinistra: «Penso sia profondamente sbagliato definire non pacifista chi avesse votato sì al decreto - dice Giordano - noi siamo pienamente pacifisti e abbiamo investito con forza sulla Conferenza internazionale di pace per l'Afghanistan».
Parole che ovviamente non sono condivise dalla minoranza di Sinistra critica. Spiega il leader della componente, Salvatore Cannavò: «Quell’appello non dava nessuna etichetta, chiedeva semplicemente di non votare il decreto. Quello di Giordano mi pare non solo un ulteriore strappo, ma un vero e proprio errore politico». C’è da giurare che alla conferenza organizzativa di Rifondazione se ne vedranno delle belle.