Rifondazione minaccia l’Unione: «Pronti a non votare la manovra»

Giordano: servono soldi per scuola e previdenza, non per la «fase due»

Roberto Scafuri

da Roma

Il clima sta cambiando: Rifondazione affina le sue narici al Sud, sente aria di conflitti sempre più stringenti e si prepara. Non alla fine dell’esperienza di governo, perché la sfida fin qui è andata benino. Ma tutto quanto Prc ha ottenuto resta tuttavia «ancora poco». E il quadro d’inizio anno è davvero fosco: i grandi poteri sono determinati a riprendere in mano l’egemonia economica dell’attività di governo, Rutelli cerca di incarnarne la punta di diamante, facendo da sponda persino «al peso, un po’ eccessivo e invadente, delle gerarchie ecclesiastiche», e presto tutto questo mondo vorrà trovare la sua sintesi nel Partito democratico. Sommovimenti dai quali non è chiaro neppure se, e per quanto tempo, Prodi sarà in grado di restare in sella.
Al bombardamento quotidiano della sinistra radicale, compiuto da esponenti riformisti e giornali vicini a Confindustria, si comincerà perciò a rispondere colpo su colpo. Piazza e movimenti, «partecipazione democratica» nel gergo tardo-pci del segretario Franco Giordano. «I movimenti sono la nostra forza, il nostro permanente valore aggiunto», scandisce il leader rifondatore nel cinema Adriano di Napoli, gremito di militanti e simpatizzanti. «Rivendico la centralità del rapporto con i movimenti: non ci faremo istituzionalizzare né attrarre da sirene che sembrano dirti: conti di più se conti di meno nella società». La linea Maginot contro tagli alle pensioni, liberalizzazioni alla Rutelli e normalizzazione sindacale, è fatta. Chi ha criticato la partecipazione degli esponenti di Prc ai cortei contro precarietà e alcuni aspetti della Finanziaria, è invitato a riflettere. «Non capisco e non comprendo quelle critiche, noi ai movimenti non ci rinunceremo mai...», aggiunge il segretario, evocando persino una sorta di «maledizione» che agguanta chi si accomoda nella stanza dei bottoni. «Quando si è al governo, ci si dimentica la società, la vità reale. Valgono i conti, le compatibilità e la tecnica. Io dico no a tutto questo e a una politica autoreferenziale...».
Si alza la voce per alzare il tiro: né più né meno di come fanno Rutelli, Fassino & C. nelle loro interviste quotidiane. Già nella Finanziaria al Senato è contenuta una norma sulla quale Rifondazione è pronta a giocarsi la propria credibilità. «Se non si rispetta il mantenimento delle graduatorie nella scuola anche dopo il 2010, non la voteremo - annuncia il leader -. Bisogna avere rispetto per gli accordi e per la vita delle persone, perché c’è gente che non può stare dieci-vent’anni in una scuola, essere considerato precario, magari avere 40-50 anni e, all’improvviso, dover ricominciare tutto daccapo». Ma se su questo tema le speranze di accordo sono elevate, sulle liberalizzazioni del progetto Lanzillotta il «confronto sarà sistematico» e non farà sconti, perché le «liberalizzazioni non sono il toccasana». «Bisogna con più intensità guardare alle aspettative del nostro popolo, piuttosto che lasciarsi condizionare dalle pretese di Confindustria - ripete Giordano -: non si può brandire il tema delle pensioni e delle liberalizzazioni solo sul terreno del risparmio e del taglio dei costi. Si tagliano le pensioni non certo per una ragione nobile, il risanamento dei conti del nostro Paese, ma perché ci sono gli interessi dei fondi di pensione privati...». Dal Sud, aggiunge il segretario, «vogliamo riaprire un movimento di massa». Un Sud martoriato dalla criminalità, che è emergenza sociale e va colpito nelle sue ramificazioni finanziarie al Nord (come spiegherà il presidente dell’Antimafia, Francesco Forgione), non certo con «la militarizzazione del territorio». E il governo, affonda i colpi Giordano, invece di «mettere più risorse nel Mezzogiorno, ha guardato alle infrastrutture del Nord e dato fondi direttamente nella mani del governatore lombardo Formigoni».