«Rifondazione non si sciolga e diventi una forza multietnica»

da Roma

Ricapitolando. Si lavorerà a un «cantiere» aperto a tutti, persino alle improvvisate di Fassino (non si ingelosisca troppo Rutelli, però). A giugno però saranno pronte le «Case della Sinistra», versione moderna delle Case del Popolo, aperte anch’esse a tutti coloro che entrano nel Partito della Sinistra europea. Ma la politica corre, e subito ci sarà da approntare una prima sistemazione di fortuna per Mussi, Salvi e tutta la sinistra che scenderà esausta dalla Quercia, dopo la battaglia congressuale. E Rifondazione comunista? Mica si scioglie. Guai.
Si confondono ormai progetti e murature, sotto il cielo carrarese e i tendoni della Conferenza organizzativa rifondatrice. Il vecchio Mao Tze Dong, se mai fosse sopravvissuto in un’immaginetta da qualche parte, sorriderebbe benevolo. Ma i quadri dirigenti no, e le idee sul da farsi si rincorrono, si aggrovigliano. Non tutti se la sentono di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, alla maniera di Alfonso Gianni: «Non giriamoci intorno, bisogna andare oltre. Oltre Prc e oltre la Sinistra europea. Noi possiamo essere il soggetto propellente di una grande novità, un compito inedito e forse inatteso, essere i riunificatori della sinistra italiana. Sinistra, sans frasès, senza aggettivi». Non tutti hanno l’apertura mentale del tesoriere sardo, Giancarlo Sias, che dice chiaro e tondo: «Per me comunista o socialista pari sono, per riunire la sinistra sarei disposto a rinunciare al simbolo...». O lo spirito costruttivo del segretario nuorese Giuseppe Dessena: «Simboli e aggettivi non servono a molto, l’identità misuriamola nelle cose che facciamo...».
Frenano dirigenti di primo piano, come il vicepresidente del Senato, Milziade Caprili, già mago dell’organizzazione di Prc: «Mettersi in discussione si può, mettersi in mare aperto ora è da pazzi. Perdere le nostre certezze e cercare scorciatoie in questo momento non sarebbe utile a nessuno. Io nel Pse non ci andrei mai, non abbiamo costituito apposta la sinistra europea? Mica si può fare e disfare...». Frena la generazione dei cinquantenni, come il dirigente calabrese Pino Ciano: «Facciamo pure la sinistra alternativa, anche con Boselli, mica mi danno fastidio i socialisti... Però alla falce e martello non rinuncio mai, semmai potremmo pensare a un simbolo composito...». Frenano i quarantenni alla Paolo Ferrero, il ministro venuto a difendere l’esperienza di governo, e anche il Prc, che non deve sciogliersi anche se «non è più tempo di partiti unici, ma semmai multietnici». Al post-ds oggi orgoglioso di definirsi socialista, Pietro Folena, si oppone il già movimentista Vittorio Agnoletto. Di «carta di identità statica e carta di identità dinamica» parla il dirigente senese Gabriele Berni, che condivide l’idea di «Sinistra senza aggettivi». Ma nel mini-sondaggio tra la platea del Palafiere «comunista» straccia ancora «socialista», e la «falce e martello» supera l’arrugginimento tecnologico.
«Socialismo? La parola ci mette i brividi», dichiarano Luciano Ummarino e Laura Uliano, no-global senza incarichi. «Diciamoci la verità, Mussi è più legato di noi alla falce e martello...». Il problema è generazionale. Giacomo Triggiano, giovani comunisti, ammette che lui «con il martello ci ha attaccato qualche chiodo e la falce non l’ha mai usata». Una Rifondazione socialista? «Non se ne parla, il socialismo ci riporta al passato e poi, se quella parola la usa Bobo Craxi...». Ma non sempre il pregiudizio alligna nei dirigenti del domani. Francesca Foti, promettente segreteria regionale toscana, difende il Craxi jr «che si è congratulato con il nuovo governo dei palestinesi». Sulla scelta dei compagni di strada e la modalità di stare assieme, i giovani dirigenti mostrano la stessa confusione di alcuni dei vecchi. In sintesi, si parte dell’aggettivo «irrinunciabile», per concludere: «e chi vuole viene, senza pregiudiziali». «Posso camminare con Boselli sul terreno della laicità e delle libertà - si sforza la Foti -, e con Mussi e Salvi su quello del lavoro. Che male c’è?». E come si trova la quadra? «Perché, il governo dell'Unione non fa lo stesso?». Dimenticavamo.