Rifondazione: Penati cerca i favori della Cdl

Bruschi (Fi): «Non basta la promessa di incarichi per farci ritirare i ricorsi». Dapei: «Non siamo in vendita»

Gianandrea Zagato

Il new deal di Filippo Penati provoca il mal di pancia alla sua maggioranza. Comunisti italiani e Rifondazione comunista attaccano frontalmente il presidente della Provincia colpevole di aver offerto all’opposizione, in una riunione dei capigruppo, visibilità nel consiglio d’amministrazione di Asam e Serravalle e anche nel collegio dei revisori dei conti delle due società ma in cambio di un atteggiamento meno conflittuale.
Reazioni che fuori dal chiuso delle riunioni di maggioranza si concretizzano ma solo in cambio della garanzia dell’anonimato: «È un’operazione consociativa che non si sa dove può portare. La logica del do ut des, io do affinché tu dia, non deve entrare in questa maggioranza. Un posto nel cda di Asam, Penati, l’ha già promesso pubblicamente in aula alle opposizioni e un altro posto è giusto che lo dia anche in Serravalle. Più controllo delle società e meno problemi ma, ripetiamo, non dev’essere alcun cambio», «Penati vorrebbe “comprare” parte dei consiglieri di Forza Italia».
Dichiarazioni che spingono, dunque, Forza Italia a chiarire la situazione, «senza equivoci, senza fraintendimenti» e dopo il voto negativo al bilancio di previsione 2006 nonostante, sostenga Penati, «si sia evitata la contrapposizione maggioranza-opposizione e si sia sperimentato un metodo che ha portato all'accoglimento delle proposte della minoranza in un clima meno rigido». «È vero, il presidente ha fatto una proposta in pubblico di poltrone in cambio del ritiro dei nostri ricorsi su Serravalle» conferma Max Bruschi, vicecapogruppo di Forza Italia: «Per quanto mi riguarda dovrei avere delle eccellenti ragioni per ritirare il ricorso a mia firma. Non bastano né pochi euro sul bilancio né posti nei consigli d’amministrazione. Occorrerebbe, ad esempio, il sì della maggioranza alla delibera sul ruolo del consiglio provinciale in materia di indirizzo delle società e sulla commissione di controllo e trasparenza. Uniche soluzioni per rendere impossibile le opacità e le illegittimità che hanno sin qui caratterizzato le operazioni finanziarie firmate da Penati e pagare col soldi pubblici».
«La maggioranza sappia che non si può comprare ciò che non è in vendita» aggiunge Bruno Dapei, capogruppo degli azzurri: «È un metodo che non può essere applicato con quest’opposizione. Ricordo, ad esempio, che al bando per il cda di Asam non abbiamo presentato neppure un nominativo. Motivo? Non condividevamo quell’operazione messa in piedi dall’amministrazione di centrosinistra. E Penati sbaglia, dunque, quando ci chiede di recedere dalle nostre posizioni anche perché noi siamo invece disponibili a rapportarci con la maggioranza secondo gli strumenti della democrazia ovvero a esercitare ruoli di controllo e di trasparenza». «Posizione» condivisa anche da Alleanza nazionale, «ci sono ruoli, penso ai revisori dei conti, che spettano di diritto alla minoranza e senza se e senza ma» osserva Paola Frassinetti. «Credere il contrario, come Penati ha dimostrato pubblicamente, è dimostrazione di debolezza». Lapidario il commento di Mario Barbaro della Margherita: «Non c’è niente di male nel ritirare quei ricorsi per le poltrone. È la scelta tra l’ulivo della pace e le pistole della guerra». Immagine che né Rifondazione né i Comunisti italiani preferiscono commentare.