Rifondazione «processa» Bertinotti e Giordano

Il ministro degli Esteri rilancia la conferenza internazionale che lascia freddi Ue, Usa e Gran Bretagna ma piace ai pacifisti

nostro inviato a Torino

Rifondazione processa Bertinotti e Giordano, i leader di un partito «che ha perso la trebisonda», che ha tradito gli elettori, che «è attaccato come un’ostrica al governo». La sinistra della sinistra si ritrova a Torino, città ancora operaia, ma oggi soprattutto città di Franco Turigliatto, il senatore che ha fatto cadere il governo Prodi. Attorno a lui si stringe questa «sinistra critica», oltre trecento persone si stipano nell’aula magna di un istituto tecnico, tutti arrabbiati, non con Berlusconi ma con il loro partito. L’assemblea va sotto un titolo che è un controprogramma: «Incompatibili con la guerra e il neoliberismo». Parlano i vicentini che combattono la nuova base militare americana, parla Giorgio Cremaschi, leader Fiom che rilancia l’idea di reintrodurre nuove forme di scala mobile per gli stipendi; parlano rappresentanti storici del Pci torinese come l’ex deputato Gianni Alasia.
Ma la star è il senatore «allontanato» da Rifondazione. Turigliatto definisce «bulgaro» il voto alla Camera sull’Afghanistan, spiega che i sondaggi dicono che gli italiani sono contrari alla presenza delle nostre truppe, sostiene che la popolazione locale potrebbe considerare i nostri soldati come truppe di occupazione e quindi trattarli come tali. «È una situazione gravissima che richiederebbe ben altra consapevolezza che i giochi di palazzo e la caccia al traditore». Il senatore racconta che dopo il sofferto voto di Palazzo Madama aveva portato la bandiera della pace a D’Alema e Prodi, «D’Alema mi ha trapassato con lo sguardo, Prodi era svagato e pensava ad altro. In campagna elettorale Rifondazione aveva detto che avrebbe utilizzato i movimenti per strappare compromessi con il governo, ma se non lo fa sulle questioni che più ci stanno a cuore, a cosa serve aver votato Bertinotti? Bisognava puntare i piedi. Invece in Parlamento della manifestazione di Vicenza nessuno ha voluto parlare».
Al senatore dissidente sono arrivate migliaia di lettere, molte di solidarietà e molte altre piene di critiche. «Mi hanno detto che va bene così, ma non è vero perché il governo ha perso consenso. La grande maggioranza mi ha detto grazie, per fortuna c’è qualcuno che fa quello che dice. La gente sa che la politica non è fare promesse in campagna elettorale che poi vengono disattese, non è la Realpolitik di governo che oggi schiaccia il nostro partito e non è il balletto di certi frequentatori del Palazzo che il sabato vanno in piazza a marciare a Vicenza e il mercoledì delle Ceneri votano l’esatto contrario».
Altre bordate da Gianni Alasia: «Ricordo che Bertinotti disse che con Rifondazione i movimenti entravano nel governo. Oggi è l’esatto contrario: siamo in mano al bla bla curialesco di Prodi. Nel partito tutto si riduce al linciaggio di Turigliatto e alla criminalizzazione delle aree di dissenso. I dodici punti del governo sono una svolta a destra e il nostro segretario Giordano ha reagito come un cane a cuccia. Ha detto che tutto va benissimo e ha espulso Turigliatto prima ancora che il collegio di garanzia terminasse la procedura. Il ministro Ferrero ha detto che stiamo con un piede al governo e con l’altro nel movimento, ma non è con queste furbizie che si riconquistano i voti perduti. Al partito interessa solo tirare a campare».