Rifondazione protesta: troppi buchi nel programma

Il prodiano Papini minimizza: sviste. Bertinotti: ripartire dai testi concordati, il Prc è una forza di lotta e di governo

da Roma

Arriva al tavolo del programma unionista la protesta di Rifondazione per i famosi punti «spariti» nell’ultima stesura. Tante piccole «mancanze» che hanno insospettito e anche irritato e preoccupato i leader della sinistra alternativa. «Sviste, refusi e cose di poca importanza», era stata la tesi difensiva di uno degli estensori, il prodiano Andrea Papini. «Mica vorrete mettere in dubbio la mia buona fede», aveva sostenuto in un primo abboccamento informale. Ma le «sviste a senso unico» rendono diffidenti gli alleati. Non parlare dell’«occupazione» anglo-americana nell’Irak, per esempio, tradisce il senso compiuto della proposta per il «ritiro immediato». Oppure, sui Pacs, l’assenza della precisazione «senza distinzione di sesso» è una sfumatura non priva di importanza.
Per continuare, non si fa più alcun cenno alla commissione sui «fatti del G8 di Genova», chiesta da Rifondazione. Oppure, nella definizione delle cause del deficit di competitività delle nostre imprese, è sparito il riferimento ai «bassi salari». Insomma, alla riunione tecnica tenuta ieri sera in piazza Santi Apostoli, erano tanti i punti di forte delusione denunciati dal coordinatore unico di Prc per il programma, Walter De Cesaris. Una delusione che ha già più volte espresso anche il leader Fausto Bertinotti, che pure non ritiene di calcare la mano proprio adesso, «meglio aspettare che le bocce siano ferme per un giudizio...». Però «si sta lavorando» e la critica resta. Eccome, se resta. «Si sono determinate modificazioni, che abbiamo considerato sbagliate e inaccettabili, rispetto al seminario che aveva definito una base comune su moltissimi punti», ha ribadito ieri Bertinotti in un’intervista al sito Affaritaliani.it. «Ora si deve tornare ai testi che erano stati concordati e aprire una riflessione su due o tre grandi questioni ancora da affrontare», propone il capo rifondatore. Che lavora affinché «non ci sia una sola parte a smarcarsi». No, stavolta «noi investiamo molto sul fatto che l’intera coalizione debba fare una politica di alternativa: smarcarsi sarebbe già l’inizio di una difficoltà, quando si costruisce una coalizione lo si fa perché questa sia efficace...».
Pur invertendo l’ordine delle priorità, Prc resterà ciononostante un partito di «lotta e di governo». «La distinzione riguarda il medio periodo - spiega Bertinotti -, perché noi abbiamo un’idea di trasformazione della società, ma essa attraversa il ciclo di governo». Rifondazione sta lavorando già da qualche settimana al programma del partito, che riguarda appunto un orizzonte più ampio, «si riferisce a un ciclo più lungo, all’Italia come la vorremmo tra dieci o vent’anni». Parte di questo sforzo di «radicale alternativa al governo di Berlusconi» dovrà riuscire a essere inclusa nel programma comune. A cominciare dalla pace, per costruire «un’Europa di pace». E continuando con «la messa in campo di politiche redistributive che muovano dalla denuncia dell’aumento delle diseguaglianze, che sono divenute non solo un elemento di ingiustizia sociale clamorosa, anche rispetto a una sensibilità borghese, ma anche un fattore di crisi economica». Invece di «un’improponibile politica dei due tempi, cioè prima il risanamento poi lo sviluppo», Bertinotti pensa a introdurre da subito «un assetto economico del Paese capace di realizzare per vie diverse dal neo-liberismo fallito percorsi di qualificazione della domanda interna di competizione». Anche perché qualche buon segnale di ascolto delle «istanze dei movimenti e della società civile» arriva persino su scala europea, come ieri all’Europarlamento, che ha bocciato una direttiva Ue sulla liberalizzazione dei servizi portuali. «Forse è finita l’epooca in cui l’Europarlamento era separato dalla società come una torre d’avorio...».
A pochi mesi dalle elezioni italiane, il leader non teme una campagna elettorale «aggressiva o decisa». Si risponderà per le rime e forse «sarà meglio, così si vedranno più decisamente e profondamente le differenze e le alternative: tanto più il presidente del Consiglio sarà impegnato nella campagna elettorale, tanto più si vedrà il carattere oppositivo e alternativo nostro. Penso che sia bene che ci sia un confronto e non mi lamento della radicalità, purché sia sulle grandi questioni del Paese...». Bertinotti non pensa che l’affare Unipol influirà sul risultato elettorale e prevede la vittoria dell’Unione, nonostante tutto. Ma ribadisce la sua indisponibilità a fare il ministro: «Non torno indietro». Sulle candidature di Prc, che dovrebbero includere l’artista gay Vladimir Luxuria e il disobbediente campano Francesco Caruso, si rimette alla discussione interna, a partire dalla direzione nazionale di domani.