Rifondazione riparte dall’opposizione di piazza

«La rinascita della Sinistra non può che ripartire da un'efficace opposizione al governo Berlusconi. Il 2 giugno potrebbe essere una data buona per una prima assemblea di massa». Altro che costituente comunista e nuovo soggetto politico. Molto meglio appellarsi alle masse e a tutte le forze di Sinistra, suggerisce l'ex ministro di Rifondazione Paolo Ferrero, presentando al teatro della Gioventù la mozione di Maurizio Acerbo («Rifondazione in movimento») sottoscritta da lui e da altri compagni, tra i quali Ramon Mantovani, Giovanni Russo Spena e - restando a Genova - Marco Nesci, Patrizia Poselli e Giacomo Conti. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. L'unico modo per mettersi alle spalle «una sconfitta pesantissima» è la solita, vecchia opposizione al governo Berlusconi con un pericolo in più rispetto al passato: il partito democratico che, invece di contrastare il governo, «pare intenzionato al dialogo emendativo», dice Ferrero. Peggio ancora: «Si ha addirittura l'impressione che il Pd cerchi di trarre la propria legittimazione dal riconoscimento che gli viene da Berlusconi».
Di qui l'appello a tutta la Sinistra per costruire nel Paese quella opposizione che il partito democratico pare non voler costruire in parlamento. Nell'analisi dell'ex ministro c'è spazio per una feroce analisi della scoppola elettorale («la gente ci ha percepito come inutili perché non siamo riusciti a realizzare nessuno dei punti per i quali ci aveva votato, dalla lotta al precariato, all'aumento salariale») e per una netta presa di distanza da Nichi Vendola, «compagno splendido la cui candidatura a inizio congresso però è stata sbagliata». Il gruppo che fa capo a Ferrero ha deciso, invece, di non presentare un candidato segretario in vista del prossimo congresso nazionale. «Perché sarebbe come fare le primarie del partito democratico», chiosa l'ex ministro.