Rifondazione sfiducia il segretario «zerbino»

La base allo sbando: «Con Prodi è a rischio la nostra esistenza»

(...) gli vengono rivolte, il primo a rischiare la testa è il segretario della federazione provinciale Bruno Pastorino, reo di aver gettato il partito a Genova in una «drammatica situazione politica e organizzativa», così scrive Marco Nesci il capogruppo in Regione.
Tutta colpa, o merito, di un volantino sulla casa se i nodi son venuti al pettine. Ne dà notizia Manuel Chiarlo, dice che verrà distribuito in campagna elettorale. È l’8 marzo e inizia lo scontro. Perché proprio sulla casa il gruppo di Rifondazione in Regione ha presentato una proposta di legge, quella sull’esproprio degli appartamenti sfitti, ripresa da ben undici Regioni e persino alla Camera, ma non inserita nel volantino. «Cari compagni e care compagne, era così disgustoso fare un accenno? - s’infuria Nesci -. Considerato che difficilmente passa come una svista, se non è un problema di antipatie personali o nei confronti del gruppo regionale, posso sapere perché ci si dimentica costantemente delle nostre iniziative?». Risponde, anonimo ma presto smascherato, lo stesso Pastorino. Nesci tanto simpatico non deve essergli, visto che scrive: «Mentre facevamo questo ragionamento non ci importava proprio sapere se ci eri simpatico o meno». Dice che, sì, sarebbe bello poter citare i programmi del Prc, peccato si tratti di sogni non realizzabili, visto che «gli altri», gli alleati, «non sono d’accordo». Pastorino li critica, «i neocentristi non valorizzano il programma non perché una volta al governo intendano eventualmente fare di più, ma per poter fare di meno, mi pare chiaro, no?». Però poi piega la testa alle esigenze: «Occorre esser seri. Noi non abbiamo nessuna certezza di poter dire una volta al governo requisiremo le case sfitte. Purtroppo è così. È una questione di linea politica». E qui bisogna immaginarsi un Nesci che sbatte i pugni sulla tastiera mentre risponde: «Non risulta in nessun atto della direzione o del comitato politico nazionale né tantomeno dalle dichiarazioni di Bertinotti che il Prc si sia sciolto nell’Unione». «Se la logica fosse quella descritta in quella delirante risposta sarebbe del tutto evidente l’inutilità politica del partito e l’impossibilità di lottare all’interno dell’Unione sui punti programmatici non ricompresi nel documento di Prodi».
Anche Sergio Casanova si chiede come potrà arrivare «un nuovo mondo è possibile» se le «parole d’ordine» di Prodi sono «il finanziamento alle scuole private, le “vere” liberalizzazioni, il graduale e non immediato ritiro delle truppe dall’Irak e l’impossibilità di eliminare l’Ici». Interviene Francesca, ha la tessera da poco più di un anno e si dice perplessa per «le scelte, i toni e le epurazioni», preoccupata per la sopravvivenza stessa del partito, hasta siempre» e smettetela di litigare. Loro continuano. Pastorino consiglia a Nesci di usare «toni meno apocalittici» e di leggersi il volantino nazionale e «segnalare - se capace - le differenze con il nostro». Lo smentisce Marco Verruggio: «Il volantino nazionale dice che si può andare “oltre” il programma dell’Unione, per “ottenere obiettivi più avanzati”». Nesci torna all’attacco di Pastorino: «Il fatto che gestisca in modo autoritario e insensibile alle differenze interne la federazione non lo autorizza a definirsi il depositario della linea politica nazionale» tanto più che «l’accordo elettorale con il centrosinistra non prevede di diventarne lo zerbino di casa o il tappetino scendiletto». Anche perché, altrimenti, «assolto il ruolo notarile delle proposte altrui, a che serve la nostra esistenza?». Se mai: «Questa è subalternità. La vicenda del volantino dimostra la drammatica situazione in cui questo gruppo dirigente ha gettato la federazione».
È il 10 marzo, chiude Verruggio. Racconta la favola del bambino disobbediente che diventa obbediente per superare l’esame a scuola. La data è fissata al 9 aprile.