A Rifondazione il sindaco non basta: «Unione da rifare»

Paola Setti

Bruno Pastorino il segretario provinciale di Rifondazione comunista ieri era alle giostre con la figlioletta ma non è lì che gli è venuta l’idea di trasformare le primarie genovesi dell’Unione in un micidiale autoscontro senza esclusione di colpi. È dall’11 aprile che studia i giornali, interpretazioni e conseguenze del voto, e gli sale la carogna.
Così tira una spallata a quel tessitore di Giacomo Conti il suo segretario regionale, che il giorno dopo le elezioni ha rivendicato la rinnovata forza del partito rispetto alla Margherita proponendo le primarie per il Comune e la Provincia di Genova: «Rifondazione non aveva certo bisogno del 9 e 10 aprile per sapere che ha tutto il diritto di avanzare candidature» si adira Pastorino. Poi lancia un chiaro avvertimento a Ds e Margherita: «No ad accordi sottobanco per la spartizione del potere. Alle primarie si va ognuno per sé e vinca il migliore», e loro, i comunisti a quota 10 per cento a Genova, non hanno affatto paura di perdere, par di capire. Il tutto subito prima di rimettere in discussione l’intera coalizione, là dove secondo Rifondazione i candidati alle primarie dovranno sottoscrivere «una carta dell’Unione che dica che cos’è l’Unione a Genova», e lì se ne vedranno delle belle viste le opposte posizioni delle forze politiche del centrosinistra. Infine il domandone: «Ma perché vogliono fare le primarie anche in Provincia, dove Alessandro Repetto ha lavorato bene e può fare un secondo mandato? Se qualcuno vuol farlo fuori lo dica».
Ed ecco così servito chi pensava di arrivare alle primarie in perfetto stile Gattopardo, cambiare tutto per non cambiare niente, con i candidati che si sottopongono al giudizio popolare mentre i partiti hanno già deciso il vincitore. Rifondazione non ci sta, al gioco delle tre carte del Comune a voi e della Provincia a loro. E c’è chi non ha proprio gradito l’intervento di Claudio Burlando, che da presidente della Regione s’è intrufolato nelle questioni politiche dicendo che «il sindaco potrebbe non esser dei Ds ma andare alla Margherita», una vera «prepotenza» si sono indisposti molti dirigenti del partito. Pastorino non cerca lo scontro frontale con Burlando ma non risparmia testate nel mucchio: «È l’ora di porre fine a queste notizie infondate che ledono l’immagine di Rifondazione raccontando di fantomatici accordi trasversali fra forze politiche. Non ci sarà alcun accordo, il candidato si sceglie alle primarie, il sindaco con le elezioni». A chi gli faccia notare che, ecco, una corsa da duri e puri rischia di darla vinta ai nomi più pesanti, uno su tutti quello di Marta Vincenzi l’europarlamentare Ds, Pastorino non fa una piega: «Se Vincenzi è sicura di vincere sono felice per lei. Io so solo che tutto si decide sempre alle urne e che non si può mai dare per scontato nulla. Chi se lo aspettava che Nichi Vendola avrebbe vinto le primarie in Puglia, o che Rita Borsellino le avrebbe vinte in Sicilia? E chi se lo aspettava che il centrosinistra avrebbe vinto solo di 25mila voti le elezioni politiche?». Nessuno, e allora: «Le primarie “drogano” il centrosinistra, perché danno valore aggiunto. È più importante dare ossigeno alla politica che forza a un singolo partito».
Quindi: corsa senza manuale Cencelli, e un percorso politico chiaro: avverte Pastorino che i candidati che si presenteranno alle primarie dovranno sottoscrivere una carta comune, che al di là degli intenti nazionali dica «che cos’è l’Unione a Genova». Poi, al vincitore «la grande responsabilità» di scrivere un programma comune. E questo per il Comune. Anzi, solo per il Comune. «A Roma le primarie non si fanno perché viene riconfermato Valter Veltroni - fa notare Pastorino -. Se si ritiene che Repetto abbia lavorato bene, visto che può fare un altro mandato, le primarie non servono. Se qualcuno ha invece contestazioni da muovergli le muova chiaramente. O vogliono farlo fuori?». Si accettano scommesse sulla risposta.