Rifondazione da sola. Tremano le giunte del Pd

Dopo il congresso che ha incoronato Ferrero alla segreteria del Prc da Bologna alla Liguria governi di centrosinistra in bilico per la "svolta storica" dei comunisti

Milano - A Chioggia la tempesta è scoppiata per il regolamento sulla pesca dei molluschi. Trenta chilometri più a nord, a Fiesso d’Artico, il più piccolo comune del Veneziano con 6.781 anime registrate all’anagrafe, causa dello scontro è l’ambizioso progetto di fondare una «Città della moda». Ieri in Senato, oggi in cento consigli comunali, provinciali e regionali sparsi per l’Italia. Rifondazione comunista è fatta così. Il raptus contro gli alleati arriva puntuale come un riflesso pavloviano. E adesso che al congresso nazionale ha vinto la linea del compagno Ferrero - «si considera chiusa la fase di collaborazione organica con il Pd» - gli amministratori locali del (fu) centrosinistra guardano al futuro con giustificato timore, alternato a un certo fatalismo.

A Bologna, almeno, la situazione è chiara. Il destino è segnato, scritto nero su bianco nel chilometrico «documento politico sulla situazione locale approvato al congresso provinciale»: «a fronte della ricandidatura dal Pd di Sergio Cofferati o di un candidato su cui il Pd intendesse ritagliare un programma di stampo cofferatiano, il nostro partito ribadisce che sarebbe indisponibile a costruire un’alleanza elettorale con le forze moderate e sosterrà una candidata/o alternativo». Il sindaco se ne è fatta una ragione e ha già annunciato la sua ricandidatura. In Liguria il segretario regionale Prc, Giacomo Conti, ha rassicurato il governatore Burlando: «Non c’è all’ordine del giorno alcuna discussione sulla tenuta delle giunte liguri». L’interessato si è sentito talmente rassicurato che ha già promesso un «rimpasto» di giunta a ottobre, offrendo proprio a Conti un posto da assessore.

Nell’ex loft sono momenti difficili. «Oggettivamente si aprono interrogativi molto seri», ha svelato il dalemiano Nicola Latorre, in un’intervista al Corriere della Sera. Qualche ora dopo se ne è accorto pure Veltroni: «Vedo una differenza molto profonda tra l’attuale gruppo dirigente di Rifondazione comunista e una prospettiva riformista». E pensare che proprio il segretario «che corse da solo» adesso stava facendo il possibile per ridare linfa ai cespugli, opponendosi alla soglia di sbarramento al 5 per cento alle prossime europee. Raggiante, invece, Flavia D’Angeli, combattiva candidata premier di Sinistra critica: «Inizia un’altra storia della sinistra italiana».

Sarà, ma per il momento questa sembra una storia già vista. Prendete la Provincia di Milano. Nel blog del Prc locale, Ferrero definisce Penati «uno dei volti peggiori della linea “legge&ordine” che oggi va di gran moda», eppure Rifondazione in consiglio appoggia il presidente Pd. Nessun problema, invece, tra i monti di Bolzano, dove rifondatori e Udc governano insieme d’amore e d’accordo. L’unico a lamentarsi è stato il segretario provinciale del Pd, Christian Tommasini, quando un paio di mesi fa ha dovuto organizzare una nuova spartizione dei posti in giunta: «Questo è come un mercato delle vacche».