Rifondazione: via subito la Bossi-Fini

da Roma

Tre ore e mezzo tiratissime. Rifondazione fa il punto sul programma dell’Unione, sul lavoro dei dodici tavoli di lavoro con gli alleati. Un cammino lungo, tortuoso, «ma è la democrazia, bellezza», sorride il responsabile lavoro di Prc, Paolo Ferrero. Ognuno dei tavoli, cui hanno partecipato nella sede dell’Unione un paio di rappresentanti per ogni partito, è in procinto di mettere nero su bianco le proposte. Più «schede» per ogni tavolo, un totale di 120-150 dossier da portare al primo incontro dei segretari, previsto per inizio dicembre. Prima (o dopo, non è deciso) ci dovrebbero essere le assemblee regionali, altro passaggio di partecipazione cui il Prc tiene moltissimo e che non dovrebbe essere ridotto a un semplice sì o no sui punti controversi.
La cinquantina di esperti messi in campo dal Prc ha riferito l’altroieri a Bertinotti. Proprio sui «punti controversi» comincia a delinearsi il profilo del programma unionista, con la sorpresa che molte delle ultime affermazioni pubbliche dei leader, tanto per fare un nome quelle del capo ds Fassino, appaiono stridenti rispetto a quanto sostenuto - e talora sottoscritto - dai rappresentanti ds ai tavoli. Miracoli della propaganda sui giornali. Esempio pare essere quello del ritiro dall’Irak, punto sul quale il Prc ha raggiunto un buon risultato. Un «simbolo» che caratterizzerà, in positivo, la partecipazione al governo, come scrive il quotidiano Liberazione. La scheda, ormai abbozzata, prevede che «un minuto dopo la sconfitta elettorale delle destre, il nuovo governo vada alle Camere per annunciare il ritiro delle truppe dall’Irak». Il quotidiano è molto dettagliato: «Le modalità tecniche del rientro - con quali mezzi, con quali strumenti di sicurezza, lasciando gli edifici a chi - verrà discusso invece con il governo di Bagdad». «Discussione tecnica», ha confermato il responsabile esteri, Gennaro Migliore. «Nulla a che fare - registra Liberazione - con le trattative politiche addirittura con Bush e Blair di cui fino a ieri parlavano Fassino e Rutelli...».
Bocconi amari ce ne saranno, ma almeno quella bandiera di «discontinuità» pare essere stata messa. Così, anche sulla legge 30. Lo scontro al tavolo con Ds e Dl è stato durissimo: mitigarla o cancellarla del tutto? La soluzione che si intravede è quella di non abrogare la «30», bensì di riscriverne ogni norma, rovesciando la filosofia. L’asse viene riportato dal lavoro precario al lavoro a tempo indeterminato. Quando gli esperti dei partiti sono entrati nel merito - c’erano Treu per i Dl, Damiano per i Ds - le convergenze sono state notevoli. Anche qui, poco a che vedere con la semplice «introduzione di ammortizzatori sociali» annunciata alla stampa da Fassino.
Notizie più contraddittorie quelle riferite da altri tavoli. La «Bossi-Fini» sarà cancellata, per esempio, ma i Cpt non saranno chiusi. Da un’altra commissione, quella sui diritti coordinata dal rifondatore Pisapia e disertata da Dl, arriva però la proposta di «ritenere illegittima qualsiasi detenzione amministrativa», votata all’unanimità. Luci e ombre sulla riforma Moratti, che sarà modificata e non cancellata. Bertinotti ha chiarito che certe mediazioni occorrerà accettarle, ma non si transigerà sul «segno che le politiche economiche dovranno avere, quello di una ridistribuzione a favore degli ultimi». Su questo «dobbiamo tenere», ha detto. Lanciando poi un aggiornamento del programma del Prc che «vada oltre», per un nuovo «progetto di società».