Rifondazione vuol far da sé e pensa a Pisapia

Gianandrea Zagato

Per dare l’assalto a Palazzo Marino sognano un sindaco che non sia Umberto Veronesi. E che «come prima cosa da fare» nella Milano post-Albertini scelga di impegnarsi sul «piano casa». Avvertenza siglata Rifondazione comunista che si dice pronta a girare pagina e correre da sola.
Diesse avvisati, quindi: l’oncologo non è candidato gradito ai colonnelli milanesi di Fausto Bertinotti. Motivo? «Apprezza sia l’operato di Albertini che quello di Formigoni e lo fa addirittura sul terreno di quella sanità che Formigoni sta distruggendo» dice Bruno Casati, assessore alla Provincia. «Apprezzare» il centrodestra non è certo una «svolta» per l’ex segretario del Prc meneghino: «No perché Veronesi, apprezza chi, a Milano, ha determinato le emergenze: ci vuole altro». Meglio, dunque, mettere i paletti con «i compagni dei Ds»: primo, non «ricominci il tormentone dei candidati calati dall’alto, magari con già pronto il vicesindaco di garanzia»; secondo, non «si ricorra al trucco delle primarie per far digerire con il voto l’indigeribile nella politica». Traduzione: «Le primarie siano programmatiche e il candidato condiviso». Conditio fondamentale per chi crede che «sia giunto il momento di girare pagina a Palazzo Marino» con però «lo slancio di un progetto alternativo a quello di Albertini» che Veronesi «dichiara di apprezzare» giocando a fare il sindaco «néné», quello «né di destra né di sinistra ma indipendente».
Troppo, davvero troppo per i compagni di Rifondazione che domani al tavolo dell’Unione presenteranno il loro candidato. Nomi, naturalmente, non se fanno tranne quello dell’avvocato-deputato Giuliano Pisapia che non gode però del sostegno di quelli della corrente operaista, quella de L’Ernesto, pronta a rompere l’apparente unità della federazione milanese.