Rifondazione vuol lasciare andare a piedi i pendolari

(...) il Vacma Day di oggi. E questo è stato, meglio di niente, l’unico risultato della giornata: la giornata di protesta è rinviata al 22 dicembre, con i sindacati a chiedere alla base dei macchinisti di cessare le proteste spontanee in attesa dei risultati del tavolo di confronto sulla sicurezza che parte da stamattina con una no-stop.
A complicare le cose ci s’è messa Rifondazione. Il capogruppo in Regione Marco Nesci e il segretario ligure Giacomo Conti hanno chiesto al presidente della Regione Claudio Burlando di intervenire «presso il prefetto per bloccare il provvedimento di precettazione e presso Trenitalia per scongiurare qualsiasi provvedimento sanzionatorio nei confronti dei lavoratori». L’assessore Merlo, che da una settimana combatte con treni che vengono cancellati da un momento all’altro, s’è limitato a ribattere seccamente che «non credo che il presidente abbia questo potere di intervento». Loro, Nesci e Conti, hanno preparato una mozione che impegna Burlando a chiedere a Trenitalia «pena un provvedimento amministrativo nei suoi confronti, di ottemperare nei termini stabiliti a quanto richiesto dalle Asl, cioè l’eliminazione del Vacma e la sua sostituzione con tecnologie più idonee».
A proposito. Ieri la Asl3 ha sospeso l’ordine di disattivazione del Vacma, ma «non c’è alcuna marcia indietro» hanno precisato i legali. Semplicemente, ieri la prima sezione del Tar avrebbe dovuto, in camera di consiglio e con udienza eccezionale, confermare il decreto di sospensione del presidente. Ma la mossa dei legali della Asl ha superato la questione, rinviando al 12 gennaio la discussione. In attesa del tavolo tecnico fra Trenitalia, sindacati e Asl che dovrebbe svolgersi nella seconda metà di gennaio a Milano, resta in piedi la prescrizione, cioè l’accertamento della violazione della legge 626 e l’ordine a Trenitalia a mettersi in regola in 60 giorni sul Vacma e la parte della disposizione dove si prevede che non siano installati nuovi sistemi.
Rifondazione comunque va oltre e chiede di dare vita a una commissione d’inchiesta regionale sulla liberalizzazione del servizio ferroviario, con la partecipazione di Regione, enti locali e sindacati, «che stili un bilancio economico, sociale e politico di tale operazione e predisponga un progetto per il ripristino di un servizio efficiente e rispondente ai bisogni dei viaggiatori, in particolare della fasce deboli». Conti e Nesci ricordano poi che «la competenza in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro è prerogativa della Asl e non della Guardia di Finanza, che ben due Asl hanno stabilito la nocività del Vacma intimando a Trenitalia di rimuoverlo entro 60 giorni e che la Asl di Prato ne ha chiesto la rimozione in termini ancora più brevi (10 giorni)».
Ieri tutti hanno polemizzato con tutti anche sul fronte dell’incontro convocato da Catania. «Meglio tardi che mai - s’è lamentato l’assessore regionale ai Trasporti Luigi Merlo -. Se l’avesse convocato prima, questo confronto più volte sollecitato, avremmo evitato tante soppressioni di treni e tante proteste». Dal canto loro, i sindacati si son presentati al confronto con le Ferrovie protestando per la precettazione: «Non vedo come si possa trattare in presenza di un atto di forza di questo tipo» tuonava Guido Fassio della Cgil. L’ordinanza avrà effetto fino a quando Trenitalia stabilirà che ne ricorrano le condizioni. «Vietare a un lavoratore di esercitare il diritto di sciopero non è nelle mie corde - ha spiegato il prefetto Romano -. Ma qui ci trovavamo davanti ad una situazione di ordine pubblico destinata a degenerare. C’era infatti la fondata preoccupazione che gli episodi di esasperazione dei pendolari di questi ultimi giorni si potessero ripetere o andare oltre. Firmando questa ordinanza ho fatto un bilanciamento tra il diritto allo sciopero e il sacrosanto diritto alla mobilità». L’ordinanza comunque non fa sconti. Scrive il prefetto che si è resa necessaria sia per il fallimento della mediazione «a causa dell’intransigenza di alcune sigle sindacali», sia ravvisando «le condizioni di pubblica necessità e di assoluta urgenza per intervenire, in via preventiva, con misure di carattere straordinario».