Rifondazione vuole una «Cosa rossa» anti-Pd

Mussi (Sd): Walter leader del Partito democratico è una buona notizia ma sul progetto resto critico

da Roma

I lavori nel cantiere «Cosa rossa» vanno avanti. All’insegna del tempo che corre, del nascente Pd, della candidatura di un personaggio come Walter Veltroni, dei sondaggi che danno l’opinione pubblica sempre più scontenta dell’operato della maggioranza. E ora arriva una proposta. «Dar vita, entro la metà di luglio, a un coordinamento nazionale di tutte le forze politiche e delle principali associazioni interessate al processo». Obiettivo: «Promuovere una grande campagna politica di massa, capace di coinvolgere militanti, territori, organizzazioni, associazioni proprio sul che fare», ma soprattutto «a lanciare nel Paese il progetto dell’unità a sinistra». Dalle pagine del quotidiano Liberazione il segretario Prc, Franco Giordano, lancia la sua nuova idea. Ovvio che dietro ci sia la naturale accelerazione della sinistra radicale di costituire qualcos’altro rispetto al Pd, con il suo oramai super Walter e il suo super programma. Forse il timore di essere superati, offuscati o più semplicemente, come diceva Bertinotti qualche giorno fa all’assemblea costitutiva della Sinistra europea, «di non esistere più».
Mentre l’attenzione dei media è concentrata in modo ossessivo sulla nascita del Pd, nel cantiere di quella che ormai è stata battezzata la «Cosa rossa» (anche se a Giordano non piace affatto) si continua a lavorare. A fatica ma si va avanti. Si cerca di portare unità tra i quattro partiti che la compongono (Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica), idee, proposte, novità. Impresa sicuramente non facile. Soprattutto se intanto l’ansia da Pd cresce e i riflettori sono tutti puntati sull’annuncio di mercoledì prossimo della discesa in campo di Veltroni.
Nell’ultima settimana, dopo il «correte al lavoro» lanciato dal presidente Bertinotti e l’invito alla fretta diffuso anche dal segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, all’interno della «Cosa rossa» si è andata via via diffondendo la convinzione che, come in «Alice nel Paese delle meraviglie» bisogna fare «presto perché è tardi». «In politica i tempi contano e come», continua Diliberto. «E noi, sinistra alternativa, non possiamo permetterci il lusso di una tattica attendista: da qui all’autunno ci sono 4/5 mesi che in questa fase costituiscono un tempo troppo lungo». Dunque, entro metà luglio il coordinamento nazionale? «Siamo pronti da...ieri. E dunque non posso che esprimere la mia totale approvazione e il mio più sincero impegno a lavorare perché ciò accada», risponde Diliberto. «Dobbiamo far valere la nostra forza, mi verrebbe da dire con Bertinotti, la nostra massa critica che, ricordo a tutti, fra Camera e Senato è di 150 parlamentari».
Sulla scelta di super Walter come candidato i partiti della sinistra con la «S» maiuscola si dicono contenti e d’accordo.
«Una buona notizia» dice Mussi. «Il Pd stava andando a infrangersi fragorosamente. Con Veltroni c’è la possibilità di un esito più solido». Dopodiché però l’idea sul progetto Pd non cambia. E soprattutto ci si affretta a piantare qualche paletto, giusto per sgombrare il campo da ogni dubbio. «Veltroni? È un candidato bravo, autorevole», commenta Giordano. Ma «è molto importante distinguere il candidato leader del Partito democratico dal candidato della coalizione per Palazzo Chigi».
Intanto in un altro cantiere della maggioranza, quello del Pd, c’è chi prende sempre di più le distanze dai 4 della «S» maiuscola, sottolineando che il nuovo partito «non ha senso se non rompe definitivamente con la sinistra radicale». Tra loro, per esempio, il ministro Mastella che proprio qualche giorno fa diceva che il Pd deve fare un’operazione alla Tony Blair, «asciugare la sinistra radicale e allargare al centro». Ma loro non ci stanno e non intendono rimanere in silenzio. Così ogni tanto alzano la voce per farsi sentire (ne è esempio la lettera di Mussi, Ferrero, Bianchi e Pecoraro a Prodi), puntando i piedi perché «il governo rispetti il programma». E intanto il ritornello che rimbomba è sempre lo stesso: «Presto che è tardi».