Riforma Alfano, il Csm: "E' incostituzionale"

Il parere della sesta commissione di Palazzo dei Marescialli stronca il ddl del Guardasigilli, quello che contiene anche il decreto intercettazioni: "Viola quattro principi costituzionali. Effetti devastanti sull'azione penale, troppo legata al governo". Alfano replica: "Il parlamento è sovrano"

Roma - Stroncatura su tutta la linea. La sesta commissione del Consiglio superiore della magistratura non fa sconti al governo e al Guardasigilli Angelino Alfano. "Viola almeno quattro principi costituzionali" scrive l'assemblea di Palazzo dei Marescialli in un documento, come da prassi, dovrà avere l'approvazione del plenum. "A cominciare da quello sull’obbligatorietà dell’azione penale, e avrà effetti devastanti sull’efficacia delle indagini" il ddl Alfano sulla riforma del processo penale. E inoltre, "rafforzando la dipendenza della polizia giudiziaria dal potere esecutivo" e al tempo stesso "estromettendo il pm dalle indagini" potrebbe permettere al governo di controllare o quanto meno di condizionare l’azione penale.

La replica di Alfano "Il Csm ha dato il suo parere sul disegno di riforma del processo penale e il parlamento talvolta ha preso in considerazione i pareri del Csm. Ma il parlamento è sovrano" questa la replica del ministro della Giustizia Alfano. "C’è una drammatizzazione dei pronunciamenti del Csm, che spesso avvengono in pendenza del dibattito parlamentare, che continuerà a essere libero, a beneficio del servizio giustizia".

I punti contestati Le norme contenute nel ddl di riforma del processo penale relative al rapporto tra pubblico ministero e polizia giudiziaria, "non sfuggono a dubbi di costituzionalità" con riguardo sia all’art. 109 (in base al quale "l’Autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria"), sia all’art. 112 (che sancisce il principio di obbligatorietà dell’azione penale). Lo rileva la sesta commissione del Csm nel parere sul ddl, attualmente al vaglio della commissione Giustizia del Senato, che domani sarà portato in plenum. Alla luce di alcune sentenze della Corte costituzionale, Palazzo dei Marescialli osserva che "la distinzione operata dall’art. 3, comma 1, lett. b, del disegno di legge tra sezioni di polizia giudiziaria e servizi di polizia giudiziaria appare difficilmente compatibile con l’assetto costituzionale nella parte in cui pone solo le prime 'alla dipendenza' dell’autorità giudiziaria, stabilendo per i secondi che agiscano 'sotto la direzione dell’autorità giudiziaria', ma non alle sue dipendenze».

Obbligatorietà dell'azione penale Si tratta, secondo il Csm, di "una diversificazione che non solo sembra contrastare con l’ampia dizione dell’art. 109 Cost. ma, soprattutto, risulta in contrasto con l’obiettivo di rendere maggiormente efficace l’azione investigativa che, nella prassi, è prevalentemente affidata ai servizi di polizia giudiziaria (notoriamente forniti di maggiori risorse umane e materiali)". Tale diversificazione, si legge ancora nel parere, "indebolendo il rapporto di subordinazione funzionale della polizia giudiziaria rispetto al pubblico ministero, si traduce in una sottrazione alla magistratura dei mezzi necessari per compiere le indagini e per concluderle celermente, finendo così per incidere negativamente sull’obbligatorietà dell’azione penale".