Riforma anti-burocrazia per far risorgere l’ippica

Ernesto Cazzaniga*

La scorsa settimana, a seguito dell’ennesimo commissariamento dell’Unire, ho fatto una riflessione sull’attuale assetto giuridico normativo dell’Ente, con una proposta di riforma, brevemente accennata, che chiedeva un forte passo indietro della politica con un ritorno alla centralità dell’allevamento, attraverso una veloce marcia verso la «casa madre»: il ministero delle Politiche agricole. L’avvocato Carlino Zuccoli, uno dei maggiori esperti italiani, forse mondiali, in giochi e scommesse, ha pubblicato sul sito Internet che dirige (www.gamblinglatest.com) una lettera sulla quale vorrei pacatamente argomentare (la stessa lettera era stata inviata anche al Giornale, ma non è stata pubblicata per mancanza di spazio ndr). In buona sostanza, Zuccoli mi pare imputi la decadenza del sistema «scommesse-finanziamento ippodromi-finanziamento montepremi», a quattro personaggi di cui uno ormai scomparso da tempo, per avere nel 1998 patrocinato il «riversamento», causa di tutti i guai. Sottolinea una realtà (sotto gli occhi di tutti), di forte caduta del movimento del gioco, se non ho mal capito, addebitandone, quasi unicamente, la causa al famigerato riversamento. Proposte alternative concrete non ne leggo. Solo critiche, fatte unicamente sulla base di una situazione (riversamento), del 1998, non considerando che da allora sono passati ben sette anni (una vita in politica), che hanno portato nel sistema, gestito in monopolio dallo Stato, una vera rivoluzione. Vorrei fare notare che il Coni che, come l’Unire si finanziava con lo stesso sistema, è stato costretto ad alzare bandiera bianca e ricorrere ad un finanziamento dello Stato, sganciato da ogni riferimento al gioco sugli avvenimenti sportivi gestiti dallo stesso. Vorrei altresì fare rilevare come in Europa vi siano altri Paesi che si finanziamo con lo stesso meccanismo: Monopolio dello Stato sui giochi, esercizio del gioco direttamente o attraverso «concessioni» ad altri organismi pubblici e che, solo in Italia vi era la variante della «concessione» a organizzazioni di diritto privato. In ambito U.E., i Paesi che funzionano con il meccanismo di cui sopra sono principalmente: Italia, Francia e Svezia e, senza ombra di dubbio alcuno sono, fino ad oggi, i Paesi in Europa che meglio sono stati in grado di rispondere alle esigenze del settore, con un montepremi adeguato. Abbiamo un grande Paese ippico, l’Inghilterra dove, da sempre lo Stato non ritiene di esercitare il monopolio sulle scommesse, quindi con un sistema liberistico. Risultato: assuntori di scommesse molto ricchi, con società quotate in borsa e scambiate per miliardi, premi al traguardo bassi, se confrontati alle disponibilità di altri Paesi come la Francia e l’Italia. A questo punto cosa dovremmo fare, caro amico Zuccoli, per cavare il ragno dal buco come tu dici? Non dimentichiamo in queste analisi «nasometriche» che non possiamo certamente addebitare il calo di gioco dell’ippica al solo «riversamento» (come sbrigativamente fa Zuccoli), perché, vale la pena di notare che il Pil (Prodotto interno lordo), è praticamente stagnante se non in calo, e la massa di denaro a disposizione del settore giochi mi pare non sia nella globalità diminuita, ma solo dirottata verso altre proposte, del tipo SuperEnalotto, gioco sportivo (calcio), Bingo eccetera.
Come ho già avuto modo di rilevare: cosa può fare l’Unire, che per ottenere il via libera a nuove e innovative proposte di gioco (vedi quartè e quintè) deve sottostare al beneplacito del ministero dell’Economia, il quale di converso avrà un «interesse» maggiore a sviluppare nuove proposte, come sta facendo (apertura di quattromila betting shop, solo per le sportive), attraverso il proprio ente (Aams), creato apposta a questo scopo, piuttosto che agevolare o facilitare nuove richieste da parte dell’Unire. Si farà peccato a pensare male... però!
Ritengo che se vogliamo salvare l’ippica, non abbiamo altra strada che drasticamente dimagrire l’attuale struttura burocratica, dando corpo ad una riforma dell’Ente che riporti lo stesso sotto forma di Agenzia, presso il ministero delle Politiche agricole, con ritorno alla centralità dell’allevamento e degli altri compiti attinenti al funzionamento e al controllo del sistema.
*Presidente Anact (Associazione nazionale
allevatori cavallo trottatore)