Riforma del contratti e salari più pesanti

Fare aumentare gli stipendi dei lavoratori dipendenti e, insieme, favorire la crescita dell’economia. È il pallino del neoministro al Welfare Maurizio Sacconi e da ieri la bussola che il dicastero seguirà, almeno per quanto riguarda il Lavoro. Perché Sacconi, con la riforma Bassanini, si ritrova anche le competenze di un ex ministero pesantissimo, quello della Sanità le cui deleghe dovrebbero andare a Michela Vittoria Brambilla. Tra i primi provvedimenti, la detassazione degli straordinari e dei premi aziendali. Misure da decidere di concerto con il dicastero dell’Economia, visto che si tratta di misure fiscali. Non è escluso che il ministero dia una mano ai sindacati che invece chiedono incentivi concentrati sul secondo livello di contrattazione, quindi aziendale e territoriale. Sacconi è convinto che favorendo le parti variabili del salario, a partire dai premi, si riesca a coniugare la crescita dei salari con l’aumento della produttività. Poi c’è il capitolo pensioni. Il governo Prodi - al quale Sacconi riconosce il merito di aver resistito agli attacchi della sinistra radicale sulla legge Biagi di riforma del Lavoro - ha eliminato lo scalone che avrebbe portato da 57 a 60 anni l’età della pensione. Il governo non intende reintrodurlo, ma punta a favorire la permanenza al lavoro e il reimpiego dei 50enni che perdono il lavoro.
Compito difficile anche per quanto riguarda la Sanità. Lì la sfida immediata è tenere a bada il boom della spesa in alcune regioni. Sui tempi medi va realizzato il piano per l’eliminazione delle liste d’attesa. Poi terranno banco alcuni temi etici, come la riforma della legge Basaglia. E, soprattutto, la legge sulla fecondazione assistita. L’ex ministro Livia Turco ha emanato le linee guida per l’applicazione della legge 40, ma il centrodestra non le condivide.