Riforma contro i pastrocchi

Gli appelli a convergenze sulla riforma del sistema elettorale hanno ispirazioni diverse. È sincera l'ansia di Giorgio Napolitano, consolidata dalla sua aspirazione a essere veramente presidente di tutti gli italiani, di aprire una fase nuova nella storia della Repubblica. Ma ci sono anche le manovrine per dividere l'opposizione e far dimenticare la mancanza di basi politiche, elettorali e sociali adeguate del governo in carica. Disperdere i segnali di buona volontà è un errore. Ma lo è anche far passare in cavalleria i guasti combinati dal governo Prodi. C'è un solo modo per non perdere un'occasione e non tradire la fiducia popolare: avere comportamenti assolutamente lineari. Va, innanzi tutto, difeso un sistema bipolare, capace di dar vita a grandi schieramenti in grado di interpretare la volontà nazionale. Dopo la crisi (e l'ancor più grave «esecuzione» per via giudiziaria) della Prima Repubblica, la società italiana si è «appropriata» del diritto di scegliere le leadership fuori dai giochetti delle élite e delle camarille. Non è facile cancellare questa conquista: il centrodestra deve comunque difendere a oltranza un profondo (e liberale) sentimento popolare. Base fondamentale per qualsiasi trattativa. Insieme non vanno barattati accordi sul sistema elettorale con la volontà di mettere rapidamente fine al governo Prodi, magari sostituendolo con un governo di transizione.
Per mantenere un'impostazione così articolata, si deve chiedere alla maggioranza scelte definite che non lascino spazi ai giochetti politici. Va chiarito, ad esempio, se il governo avanzerà una proposta, o se si affiderà al Parlamento. E se, in questo secondo caso, vi sarà un vincolo di maggioranza. Se si sceglierà la via del confronto tra maggioranza e opposizione, «l'opposizione di sua maestà», quella con cui un governo di non imbroglioni deve confrontarsi, è quella ampia rappresentata dai partiti che ancora si riferiscono alla Casa delle libertà.
Un'altra premessa indispensabile, è accordarsi sulle logiche dei diversi sistemi elettorali che devono essere coerenti, non condizionati dai mezzucci per favorire questo o quel partitino. Insomma, se ci deve essere un doppio turno, lo sia integralmente, e così se si scelgono i collegi unici. Molti dei guai del dopo '94 nascono dagli imbrogli del Mattarellum. La legge elettorale del centrodestra, al confronto del sistema precedente, è più «onesta», indebolita solo dal balordo sistema bicamerale italiano. Se si va verso una scelta proporzionale, questa deve avere un'impronta maggioritaria. La scelta tedesca non funziona più neanche in Germania, dopo la fine della Guerra fredda che aveva escluso dal gioco politico le estreme di destra e sinistra. Piuttosto si segua l'esempio spagnolo, che con «i piccoli» collegi consente l'indicazione di una chiara volontà nazionale e un limitato pluralismo politico e regionale.
Comunque prima della trattativa sarà indispensabile per il centrodestra attrezzarsi con due clausole difensive. Una con la maggioranza: se una proposta non raggiunge almeno i due terzi dei voti dei parlamentari, venga consultato, sulle due proposte con maggiore consenso, il popolo che sul sistema elettorale ha già fatto intendere di non volere essere espropriato dal suo diritto di scegliere. L'altra con la società italiana: se il centrosinistra userà le riforme elettorali per subdole manovre e imporre al Paese una riforma costruita su misura di qualche partitino, allora si ricorrerà ai referendum. Prima per abolire gli eventuali pastrocchi e poi per difendere il diritto degli italiani di scegliersi chi li governa.