Riforma degli ordini più flessibilità e libertà di licenziare

Sul tavolo del governo c’è l’ipotesi di rendere più facile licenziare i lavoratori con contratti a tempo indeterminato, nonostante l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori preveda una serie di paletti, ridurre il ricorso ai contratti atipici e incoraggiare la contrattazione aziendale di secondo livello attraverso una serie di incentivi. La vera sfida saranno anche le definitive liberalizzazioni dei servizi pubblici. Un provvedimento, questo, invocato a gran voce da piccole e medie imprese. Oggi le ex municipalizzate gestiscono ancora i servizi di erogazione di acqua, energia elettrica, gas e rifiuti, con moltiplicazione di costi, poltrone e clientele. Fatta eccezione per l’acqua (la cui privatizzazione è stata bocciata dal referendum del 13 giugno) i Comuni dovrebbero progressivamente abbassare la loro quota sulle municipalizzate e aprirle al mercato. Stesso discorso per le grandi partecipazioni statali: in mani pubbliche ci sono azioni Eni ed Enel (31,24%), lo Stato controlla ancora la quasi totalità di Ferrovie, Rai, Enav, Cassa depositi e prestiti e Poste Italiane: un tesoretto da più di 50 miliardi di euro. Parallelamente, il governo vuole lanciare la piena liberalizzazione dei servizi professionali con la riforma degli Ordini e la lotta alle corporazioni, anche se le associazioni di categoria sono già sul piede di guerra.