La riforma dell’Università promossa con lode

A quattro anni dall’applicazione del 3+2 aumentano laureati e iscritti. Moratti: «Ora miglioriamo la qualità»

Omar Sherif H. Rida

da Roma

Martedì la presentazione del nuovo anno scolastico, ieri quella del sesto rapporto sullo stato del sistema universitario. Due appuntamenti che hanno consentito a Letizia Moratti di fare un viaggio «intorno al mondo dell’istruzione», a pochi mesi dalla fine di una legislatura trascorsa a viale Trastevere.
Quello restituito dal rapporto curato dal Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario) è il ritratto di un’università in buona salute e che pare aver metabolizzato la riforma e il passaggio, ad ormai 4 anni di distanza, dal vecchio al nuovo ordinamento caratterizzato dal «3+2»: stabili le immatricolazioni (348mila nel 2004/2005) e gli iscritti (1 milione e 800mila). In aumento i laureati (269mila nel 2004 contro i 235mila del 2003), i diciannovenni che dopo la maturità si iscrivono all’università e gli iscritti «in corso». In calo il numero degli studenti «inattivi» (quelli che non sostengono un esame per anno intero), mentre rimane stabile, confermandosi un forte «fattore di criticità», la percentuale di abbandoni dopo il primo anno (intorno al 20%).
«Un sistema universitario - commenta il presidente del Cnvsu, Luigi Biggeri - che più del passato si dimostra in grado di produrre servizi didattici e di ricerca, esercitando appeal sui finanziatori esterni: oltre il 24% del budget deriva da entrate contributive e progetti finalizzati, nonostante i finanziamenti per studente siano ancora inferiori alla media europea: 4.000 euro contro, ad esempio, i 7.500 del Regno Unito». Una capacità d’attrazione che tuttavia non è uniforme per i 63 atenei statali presenti in Italia, risultando maggiore al Centro-Nord e minore nel Mezzogiorno, «anche se - evidenzia il presidente della Conferenza dei Rettori, Piero Tosi -, è improprio fare un confronto tra due realtà socioeconomiche diverse».
Chiusura riservata al ministro Moratti: «Si tratta di dati che ci rassicurano sulla bontà della riforma e ci consentono di orientare le nostre politiche sulla base di tre obiettivi: migliorare la qualità del sistema, la sua competitività e la sua attrattività nel contesto internazionale, verso la ricerca e nuovi capitali». A seguire tre annunci: sono terminati i lavori per la revisione delle classi di laurea. Saranno attivate, dal prossimo anno, l’anagrafe dei laureati (che si aggiunge a quella degli studenti) e una rinnovata banca dati dell’offerta formativa (che elencherà tutti gli atenei in possesso dei requisiti minimi). «Ma per l’intero sistema universitario - conclude la Moratti -il vero salto di qualità ci sarà con il nuovo modello, più meritocratico, di finanziamento statale». Un modello adottato nel 2004 e che prevede l’assegnazione delle risorse non più solo in base al numero degli iscritti, ma su parametri quali il numero degli studenti «regolari», i risultati ottenuti da ciascun ateneo (esami superati, laureati) e l’impegno nell’attività di ricerca.