Riforma delle pensioni, ma dopo il decreto

RomaNessun cambiamento sulle pensioni, almeno per il momento, perché sulla previdenza potrebbe partire un tavolo con i sindacati più tardi, dopo l’approvazione della manovra. Modifiche all’articolo 8, quello sul rafforzamento della contrattazione aziendale che ieri ha infiammato il dibattito politico. Mancano poche ore al termine per la presentazione degli emendamenti, sul decreto gravano ancora sia lo scontro politico tra il ministro dell’Economia e il Pdl sia i veti della Lega ed è quindi possibile che arrivino cambiamenti di sostanza fino alla fine, in particolare dopo il vertice tra il premier Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
Ma i ministeri stanno già lavorando ad alcune modifiche. Ieri la polemica si è concentrata sull’articolo 8 del decreto, quello che rafforza la contrattazione aziendale e prevede che si possa derogare anche alla normativa nazionale, anche quella che regolano i licenziamenti. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ne ha chiesto l’eliminazione ma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi l’ha esclusa.
In realtà alcune modifiche sono già pronte per il maxi-emendamento. È possibile una delimitazione delle leggi che si potranno superare con il contratto. Sicuramente verrà precisato meglio che gli accordi aziendali in deroga allo Statuto dei lavoratori li potranno siglare solo i sindacati maggiormente rappresentativi, quelli che hanno firmato accordi interconfederali. In sostanza, si impedisce la possibilità che le aziende creino sindacati di comodo.
Sicuramente, se passeranno, saranno modifiche di dettaglio, gradite sia a sindacati sia a imprenditori, anche perché quelle sul lavoro sono tra le poche misure per la crescita contenute nel decreto di Ferragosto. E che sta crescendo il malcontento delle aziende, come emerge dalle parole della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: nella manovra «c’è un continuo aumento di tasse. C’è ormai la gara a chi si inventa la tassa più esotica. È una manovra fatta sostanzialmente di aumento di tasse. Mancano le riforme che chiede la Bce».
Sul capitolo pensioni l’accordo tra il ministro Roberto Maroni e il segretario del Pdl Angelino Alfano ha indebolito ulteriormente le chances di possibili modifiche. Come quella che avrebbe accelerato l’aumento dell’età pensionabile, prevedendo al contempo un «premio» in denaro per chi resta. Ad esempio i contributi in busta paga, tipo il super bonus previsto dalla vecchia riforma Maroni. Da Palazzo Chigi si moltiplicano gli appelli a «fare in fretta», come ha sottolineata ieri il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti.
Ma questo non esclude che in seguito non si facciano interventi, proprio nella direzione indicata dalla Bce. Sulla previdenza potrebbe infatti partire, subito dopo il varo della manovra, un tavolo con i sindacati, per decidere di misure che, nel medio termine, diano più risparmi. Ed è in questo contesto che potrebbe rispuntare l’idea del superbonus per i pensionandi che restano al lavoro o altre forme per incentivare alla rinuncia alle anzianità.
Non è ancora scomparso (e resterà in agenda fino all’incontro tra il premier e il leader della Lega Nord) l’idea della patrimoniale accennata nei giorni scorsi da Roberto Calderoli della tassa «anti-evasione». È una patrimoniale, scatterebbe sulle ricchezze superiori a 1 -1,5 milioni di euro con una aliquota regressiva, cioè del 5% che scende per le somme superiori.
Resta anche l’aumento dell’Iva che però raccoglie perplessità anche dentro il Pdl, anche per questioni tecniche. «Al Parlamento europeo è iniziata la discussione per l’armonizzazione dell’Iva dell’Ue, fra tre anni potremmo avere un’aliquota europea diversa da quella della manovra», spiega l’europarlamentare del Pdl Lara Comi. Senza contare, aggiunge, «che io sono contraria all’aumento perché colpisce tutti i consumatori indistintamente».