LA RIFORMA E' UN ALIBI

Hanno ripetuto in tutte le salse e su tutte le piazze d’Italia che non c’erano alternative: se cadeva Prodi si andava a votare, punto. E quando Berlusconi ha dato la propria disponibilità per una riforma elettorale, hanno lavorato soltanto per farla saltare. Poi è cambiato tutto. Addirittura ora Berlusconi è assediato, da quegli stessi che prima non volevano che si dialogasse con lui, affinché, dicono, faccia gli interessi del Paese. Ma quali interessi? Quelli di un Paese che ha bisogno al più presto di un governo capace di decidere sui problemi reali o quelli di chi vuole soltanto prendere tempo? Si obietterà che andare al voto con il porcellum non darebbe al Paese quella stabilità di cui ha bisogno. Ma chi ci assicura che una nuova legge elettorale sia capace di darla? Così la riforma elettorale è diventata un simbolo di astrazione della politica: l’unica cosa veramente importante mentre cadono i governi, si sfilano i partiti, le famiglie non giungono a fine mese, arrivano le multe europee, vengono incriminati i ministri e arrestate le loro mogli. Il Mattarellum solo pochi mesi fa faceva ribrezzo, adesso viene invocato come una salvezza da prodiani e cespugli. Il doppio turno alla francese era per i Ds un punto di identità irrinunciabile, poi è stato messo da parte per il modello spagnolo, sponsorizzato da Veltroni mentre D’Alema, però, lavorava al sistema tedesco. Ma ora, pur di non andare al voto, anche il tedesco non è poi così male, se l’Udc offrisse la sponda. O ancora, la nuova piattaforma programmatica per il governo delle riforme salvifiche è un modello proporzionalistico spagnolo, con sbarramento tedesco, ed elementi di maggioritario francese, alè. Sembra uno scherzo? Macché, Veltroni si è inventato il proporzionale a vocazione maggioritaria. Così, mentre gli scienziati della sistemistica elettorale a Roma si consultano sui cavilli dei premi di maggioranza locali, il Paese si dissolve, come la Sagunto della classicità, abbandonata al suo destino.
Invertendo l'ordine dei fattori il prodotto non cambia: questo è quanto ci hanno insegnato alle elementari. Quindi il capo dello Stato ha il diritto e il dovere di provare a verificare se esista una maggioranza per riformare almeno la legge elettorale ma non è certo invertendo Prodi con Marini che il Paese potrà avere una legge diversa. E forse, visto che questo Parlamento sembra ormai in stato di necrosi, persino il porcellum sembrerà bello, rispetto ai mostruosi ircocervi elettorali che si devono mettere in piedi per accontentare tutti, e inventare un governo apposta per far quadrare il cerchio della riforma che non c’è. E che non ci può essere. Ma allora, sommessamente, pacatamente, serenamente: non sarebbe meglio andare subito al voto?