RIFORMA ELETTORALE

Il leader Udc: «Per prestigio e autorevolezza il presidente di An offre tutte le garanzie. Vorrei un sistema tedesco con sbarramento al 5%»

da Genova

Dice che non sa se sia lo strumento migliore, urge riflessione. Ma se Bicamerale dovrà essere, allora che sia Gianfranco Fini a guidarla. Lui, Pier Ferdinando Casini, non ci pensa nemmeno a candidarsi. E boccia indirettamente l’ipotesi che il ruolo sia affidato a Piero Fassino: «Ho visto sui giornali che Fini è stato tirato in ballo. Gli lascio volentieri la palla. Io e lui abbiamo spesso idee diverse, ma gli riconosco l’autorevolezza e il prestigio per presiedere in modo egregio un’eventuale Bicamerale. Una personalità equilibrata come la sua mi garantirebbe pienamente».
Quel che conta è il risultato, e il risultato per il leader Udc, si sa, è una legge elettorale sul modello tedesco. Così fa appello a Fini, che superi le diffidenze: «Non è vero che il modello tedesco non consente la candidatura alla premiership». E poi: «Il problema non è questa legge elettorale, che è in continuazione con la precedente: entrambe hanno prodotto duplicazioni di partiti. Questa degenerazione può essere bloccata con uno sbarramento al 5 per cento, e non al 2 o al 3 come ha proposto qualcuno, perché qui non siamo al mercato e non si fanno sconti». Lui, certo, avrebbe preferito correggere le regole della corsa elettorale con un governo di responsabilità nazionale: «Questo abbiamo proposto al Quirinale, ma non c’è stato il coraggio di affrontare di petto la politica italiana e adesso ci ritroviamo con un governo più debole di prima, che tirerà solo a campare».
Parla da Genova, Casini, dove ha deciso di andare, nonostante la calda giornata del Senato, per lanciare una campagna elettorale a tappeto nella città che, con Palermo, sarà test nazionale. Dobbiamo crescere, avverte i suoi, perché è sui consensi che si misura la tenuta del progetto centrista, e che si scansa il rischio di dover dire addio al sogno di sottrarre la leadership della Cdl a Berlusconi. «Abbiamo solo il problema di rafforzarci. I sondaggi ci danno al 6,9 per cento e abbiamo il progetto per le europee di arrivare al 10-15». Come? «Non dobbiamo succhiare le ruote altrui, non dobbiamo essere dei replicanti di Forza Italia, dobbiamo avere un nostro identikit».
Così Casini torna a sferzare spina-nel-fianco-Follini: «Ha fatto un grandissimo regalo a Prodi, ma anche a Berlusconi, perché gli ha consentito di dimostrare che chi cerca di costruire al centro poi scivola a sinistra». Invece, avverte, «noi dobbiamo mettere un dito in un ingranaggio che non funziona». Un dito che «fa male al centrosinistra, che certo preferirebbe questo avversario di comodo che c’è» e che fa male anche al centrodestra, «perché solo noi, non certo Berlusconi, possiamo dare una prospettiva ai tanti moderati che, magari proprio per non votare Berlusconi, hanno votato Prodi e poi si sono resi conto di aver consegnato le chiavi della politica italiana all’estrema sinistra». Le critiche di ingratitudine espresse dall’ex premier? «Le ricostruzioni storiche di Berlusconi sono sempre fantasiose, ma lui è simpatico proprio perché è fantasioso: mi piace così e spero non cambi mai».