«Riforma fiscale? Copiate l’Estonia»

Lo studioso Manière: il sistema ad aliquota unica ha sostenuto la crescita senza tensioni sociali

Carlo Lottieri

da Milano

Preso atto che la competizione fiscale può essere solo benefica e che grazie ad essa si può assistere al diffondersi anche in Europa occidentale della flat tax, ovvero di un sistema ad aliquota unica, quale tra i modelli finora adottati appare preferibile? È da questa domanda che ha preso le mosse l'incontro organizzato a Milano dall'Istituto Bruno Leoni, che ha visto la partecipazione di Philippe Manière (direttore dell'Institut Montaigne e già corsivista di Le Point).
Nella sua analisi Manière ha subito messo in risalto una cosa: che a dispetto della relativa novità della proposta - formulata negli anni Ottanta da Alvin Rabushka - la flat tax in realtà è antichissima. Per secoli i sistemi tributari si sono basati su una sola aliquota e, in questo senso, più che di un'idea "nuova" bisognerebbe parlare di un'idea "dimenticata", e ora "riscoperta".
Uscita dai circoli intellettuali grazie ai paesi dell'Est europeo, la flat tax è stata adottata un po' ovunque: dalla Russia alla Georgia, dall'Ucraina alla Romania. Secondo Manière i due modelli più interessanti vanno però individuati nell'Estonia e soprattutto nella Slovacchia: paesi che oggi vantano tassi di crescita sorprendenti e che hanno ormai economie non troppo differenti dalle nostre. È difficile dire in che misura il successo di tali realtà dipenda dalle riforme tributarie, poiché è stato accompagnato dalla liberalizzazione del mercato del lavoro e da altre importanti innovazioni. Ma la riduzione delle imposte ha certo giocato un ruolo significativo.
Secondo lo studioso francese, seguire con attenzione ciò che sta avvenendo a Tallin e a Bratislava è quindi fondamentale, anche se nei prossimi anni difficilmente paesi come la Francia, l'Italia o la Germania avranno il coraggio di sposare quel modello. È però ragionevole attendersi che tale sistema venga se non "adottato", quanto meno "adattato". In altri termini, c'è da attendersi che la concorrenza portata dai nuovi membri dell'Unione spinga a semplificare i nostri sistemi fiscali.
Se questo non avverrà, capitali e imprese andranno dove sono meglio accolti; e tutti ne pagheremo le conseguenze.
Probabilmente, ed è su questo tema che Mazière si è soffermato nella parte finale della relazione, la flat tax potrà essere introdotta pure da noi solo se vi sarà una strategia comunicativa efficace, tale da mostrare come essa non sia affatto anti-sociale, ma al contrario possa permettere migliori condizioni per tutti.
Facciamo parte dell'Unione europea, insieme all'Estonia e alla Slovacchia, e ad altri Paesi - come la Polonia e la Repubblica Ceca - che ormai guardano all'aliquota unica come a un'opzione altamente probabile. Può darsi che noi si arrivi alla flat tax gradualmente, sprecando tempo ed occasioni. Oppure - come è più auspicabile - è possibile che ci si arrivi alla svelta. Quando gli uomini politici della vecchia Europa saranno consapevoli della sfida che li attende e di come sta cambiando il mondo attorno a noi, l'ora delle riforme si avvicinerà a grandi passi.