Riforma fisco, altro no di Tremonti Maroni: "Servono scelte coraggiose"

La Marcegaglia e gli artigiani chiedono un taglio delle tasse. Il ministro non ci sente: "Non possiamo scassare il bilancio". Parla di un sistema a tre aliquote, ma senza indicare i tempi. Anche Maroni sprona il governo: "La riforma del fisco rientra nel programma". Anche se l'Ocse chiede un "cambio di passo" per sfruttare la ripresa 

Roma - Sulla riforma fiscale non ci sente. L’equilibrio della finanza pubblica è "la prima condizione" da rispettare perché "scassare il bilancio pubblico è una strategia che non è nel bene della gente ed è il prodotto della irresponsabilità". E prende ancora tempo. Tutti i fattori che hanno causato la crisi "sono ancora in atto" e questo "aumenta la cifra del rischio e dell’instabilità". A dirlo il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’assemblea di Confartigianato. "I fattori che hanno causato la crisi sono ancora tutti presenti, la massa dei derivati è uguale al 2007-2008" ha affermato il ministro. E quindi bacchetta i ministri sui tagli: "Sono d’accordo anch’io nel dire no ai tagli lineari, ma la reazione di ogni ministero è stata: tagli? taglia l’altro". Così il ministro del Tesoro Giulio Tremonti racconta alla platea della Confartigianato gli interventi sul contenimento della spesa pubblica sui dicasteri. "Ogni ministero - ha detto - fa il suo bilancio, ha un obiettivo e poi può spostare la voce, ma questo non è avvenuto su vasta scala".

Irpef con le tre aliquote "Credo che sia giusto un sistema con tre aliquote Irpef": ha spiegato Tremonti parlando all’assemblea di Confrtigianato. Secondo il ministro dell'Economia, inoltre, con una base imponibile ampia "le aliquote più basse possibili sono il miglior investimento per ridurre l’evasione fiscale". Un sistema fiscale con tre aliquote Irpef e con un totale di cinque imposte. È il progetto di riforma fiscale a cui sta pensando il titolare dell’Economia. Secondo il ministro è necessario "accorpare molti tributi, quelli minori - ha spiegato - non possono essere eliminati, ma possono essere accorpati: è possibile ridurre il nostro sistema fiscale a cinque imposte". E parlando delle aliquote, Tremonti ha detto che "è giusto un sistema che ha tre aliquote", ma ha aggiunto che "gli scaglioni e i calcoli vanno fatti secondo quanto riusciamo a tagliare per finanziare. Siamo convinti - ha sottolineato - che le aliquote più basse possibili siano il modo per ridurre la pressione fiscale". Secondo Tremonti "tre sono i principi con cui si può modificare la logica del prelievo: figli e natalità, lavoro e giovani".

Ma La Lega è furibonda "Se non realizziamo le riforme i primi ad arrabbiarci siamo noi...": il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni, parla con i giornalisti a Montecitorio e spiega che il Carroccio non teme la rabbia della base perché i sentimenti e gli intenti dei suoi dirigenti sono gli stessi dei militanti. Paura dei fischi a Pontida? "Noi non abbiamo mai paura di niente..." risponde. Ora bisogna passare ai fatti, però, "perché le riforme sono la chiave del successo, è quello che i cittadini chiedono e ciò di cui il Paese ha bisogno a cominciare da quella del fisco, alla lotta all’immigrazione clandestina, ai cambiamenti istituzionali che sono stati promessi e che la gente vuole". I tempi? "L’altroieri" ribatte Reguzzoni. Comunque, conclude, "la Lega è indisponibile a qualsiasi manovra di Palazzo, abbiamo il mandato imperativo di fare queste riforme e ora non ha senso mettersi a giocare su altre come quella elettorale".

Maroni preme per scelte "impopolari" Anche il ministro dell'Interno0, Roberto Maroni, prova a spronare il governo: "Deve avere il coraggio di fare scelte popolari o impopolari, ma scelte che vanno nelle direzione giusta". Il titolare del Viminale conferma, infatti, la propria convinzione che "questo sia il modo migliore per uscire da questa situazione difficile per noi". L’esponente della Lega, infatti, ricorda che il governo ha preso degli impegni con gli elettori nel programma di governo del 2008. Uno di questi è la riforma fiscale. "Il primo punto era un fisco per le imprese e il secondo un fisco per la famiglia - continua Maroni - quindi questo è il momento di fare le cose". Insomma, per il ministro, "il governo deve avere il coraggio di fare scelte popolari o impopolari, ma che vanno nella direzione giusta. Confermo questa mia convinzione. Penso che sia il modo migliore per uscire da questa situazione difficile per noi". Maroni, infine, rivendica le cose fatte dal governo: "In questi tre anni abbiamo fatto tantissime cose: nella lotta alla criminalità organizzata abbiamo fatto cose mai fatte prima, poi la riforma della scuola e dell’università. Ci sono dei momenti in cui bisogna continuare a fare e accelerare sul terreno del fare".

Poi rettifica in "coraggiose" "Leggo che le mie parole sono state male interpretate, non ho detto che il governo deve fare scelte impopolari, ho detto e lo sottolineo, che il governo deve fare scelte coraggiose, in primo luogo in materia fiscale": così Maroni ha precisato il suo pensiero. "Ho detto e lo ripeto - ha aggiunto il ministro dell’Interno - che il governo deve avere coraggio. E lo può fare mettendo mano subito alla riforma fiscale anche se il momento è difficile, trovando le risorse finanziarie per le necessarie coperture".

La Marcegaglia chiede un taglio Confindustria accetta che si possa fare una riforma fiscale senza toccare la pressione generale, ma a costo che si abbassino le tasse sui lavoratori dipendenti e sulle imprese. Lo ha ribadito la presidente degli industriali Emma Marcegaglia. "Accettiamo - ha detto a margine dell’assemblea di Confartigianato - ci possa essere una riforma anche in varianza di pressione fiscale generale, che però abbassi veramente le tasse su chi tiene in piedi il Paese e cioè, i lavoratori dipendenti e le imprese". Secondo Marcegaglia inoltre "è necessario anche che ci sia la certezza del diritto e che non si cambino continuamente le leggi fiscali".

La denuncia degli artigiani In Italia il carico tributario è superiore di 3,5 punti di pil rispetto alla media europea, pari a 54 miliardi di euro di maggiori imposte per i contribuenti. A lanciare l’allarme è il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, nella sua relazione all’assemblea annuale. Secondo l’organizzazione, "gli imprenditori devono dedicare agli adempimenti di burocrazia fiscale 285 ore all’anno, equivalenti a circa 36 giorni lavorativi, il 43% in più rispetto alla media Ocse. Noi crediamo in una riforma del fisco - ha sottolineato Guerrini - che abbia l’obiettivo di consolidare il rapporto di reciproca fiducia e rispetto tra contribuenti e amministrazione finanziaria. I cittadini e gli imprenditori devono essere messi nella condizione di adempiere a norme chiare, semplici e precise". Per Confartigianato "serve un riequilibrio della pressione fiscale su imprese e lavoro, meno adempimenti e più fiducia tra Stato e cittadini. Crediamo in una riforma - ha aggiunto ancora Guerrini - che riduca la pressione fiscale, che la riequilibri a favore del lavoro e dell’impresa, che allinei la tassazione delle rendite ai livelli europei". Tuttavia, ha precisato il presidente di Confartigianato, "noi non vogliamo una riforma fiscale a tutti i costi: siamo per un riequilibrio della tassazione a favore delle imprese e del lavoro, per un allineamento della tassazione delle rendite a quella europea, non siamo per un salto nel buio spinto da fretta e tatticismi politici". Rivolgendosi poi al ministro dell’Economia, Guerrini ha osservato: "Forse le tasse possono davvero essere cosa buona e giusta se vengono percepite come un equo versamento per avere garantiti dallo Stato servizi pubblici all’altezza dei bisogni dei cittadini. Se però questo scambio non avviene - ha concluso - diventa davvero incomprensibile e insostenibile una così elevata pressione e complessità fiscale".

L'Ocse vuole il cambio di passo L’Ocse rileva "chiari segnali di rallentamento del ritmo di attività in Italia e Francia" sulla base degli ultimi risultati del suo superindice previsionale sull’economia. Se in generale per l’insieme dei paesi avanzati ha suggerito una "lieve perdita di slancio" ad aprile, con una invariata rispetto al mese precedente e un aumento di 1,2 punti su base annua, sull’Italia il Composite leading indicator (Cli) ha invece accusato un calo mensile di 0,4 punti, mentre nel confronto annuo ha segnato meno 2 punti. Sulla Francia il superindice è calato di 0,5 punti su mese e 1,3 punti su anno, ma in realtà il calo mensile più forte - secondo le tabelle diffuse dall’Ocse con un comunicato - è quello che ha riguardato la gigantesca Cina: superindice calato di 0,6 punti su mese ad aprile, una flessione analoga a quella della Russia, mentre su base annua per la Cina l’indicatore è calato di 1,6 punti, sulla Russia di 3,3 punti. La tendenza al rallentamento è infatti generalizzata tra economie avanzate ed emergenti, anche se l’ente parigino parla di una "eccezione rilevante degli Stati Uniti, dove l’espansione mantiene lo slancio": il superindice sugli Usa è aumentato di 0,1 punti su mese e di 2,8 punti su anno. Tra gli altri Paesi europei, la dinamica di ripresa è rimasta stabile in Germania - superindice meno 0,1 punti su mese e più 1,3 punti su anno - e in Gran Bretagna, con un aumento di 0,1 punti su mese e di 2,8 punti su anno. Infine l’ente parigino avverte che alla luce dei danneggiamenti causati dal terremoto di marzo, non è possibile fornire letture sul Giappone.