Riforma morbida in Senato: niente black-out per la stampa

RomaLa maratona notturna della Commissione Giustizia è durata sei ore, con due interventi del ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Alle tre di ieri è stato approvato il testo sulle intercettazioni, ma è ormai chiaro che per molti punti è poco più che carta straccia.
In aula infatti, da lunedì 31, la maggioranza vuole presentare emendamenti per ritornare alla versione della Camera, più morbida sul fronte dell’informazione: si va verso la pubblicazione consentita degli atti giudiziari «per riassunto» e l’abbassamento delle multe per gli editori anche rispetto a quelle stabilite da Montecitorio.
Per finire si potrebbe ricorrere al voto di fiducia, anche se le opposizioni sono in subbuglio. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, «non lo ha escluso», riferisce la capogruppo Pd Anna Finocchiaro, protestando per il tour de force imposto dal centrodestra. E ipotizza la data dell’8 giugno. Il presidente della commissione, Filippo Berselli, scrive ai parlamentari dell’opposizione per scusarsi delle tre riunioni notturne. Ma a questo punto la preoccupazione del Pdl è di chiudere i giochi al Senato e non rischiare nuove modifiche a Montecitorio, dove i finiani sono più numerosi e potrebbero creare problemi.
Per concordare i prossimi passi si tiene una serie di incontri. In mattinata, quello tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini e l’avvocato-deputato Niccolò Ghedini. Il plenipotenziario per la Giustizia del Pdl assicura all’ex leader di An che si farà marcia indietro sull’inasprimento delle norme per giornalisti ed editori voluto dalla Commissione, tornando al testo approvato un anno fa dai deputati e ammorbidendo ancora di più. La soddisfazione di Fini è evidente.
Nel pomeriggio, secondo incontro. Il Guardasigilli Alfano discute gli emendamenti da presentare entro venerdì con i capigruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e della Lega, Federico Bricolo, il relatore del ddl Roberto Centaro e Berselli. L’idea, dicono i presenti, è di presentare più emendamenti da sottoporre ad una «discussione serena con l’opposizione». Ma se il centrosinistra presenterà «mille proposte di modifica o farà ancora ostruzionismo duro», si arriverà ad un maxi-emendamento sul quale porre la fiducia. Conterrà «non solo quanto prevede il testo Camera, ma anche alcune delle modifiche introdotte dalla commissione al Senato oltre ad alcuni dei nuovi emendamenti». Tutto però dev’essere concordato nella maggioranza, in modo che alla Camera non si facciano ulteriori modifiche e ci voglia una terza lettura a Palazzo Madama.
Oggi l’aula dovrà approvare il calendario della maggioranza, che fissa l’inizio del dibattito a lunedì. E il presidente del Senato, Renato Schifani, fa da mediatore: frena un’eccessiva accelerazione (si voleva incominciare in aula venerdì), dialoga con il segretario della Fnsi, Siddi e cerca di placare le proteste di Pd e Idv, raccomandando di trovare «punti di convergenza». «Vorrei evitare - spiega Schifani - che dal Senato possa essere approvata una legge che venga interpretata come legge bavaglio».Tutti sanno, oltretutto, che una legge imposta finirebbe certo davanti alla Corte costituzionale. Con molti rischi.
E questa legge, che limita la libertà di stampa, ha messo in subbuglio giornalisti, editori, magistrati. Anche i vescovi della Cei che auspicano: «I beni in gioco siano equilibratamente salvaguardati tutti».