RIFORMA DELLA PREVIDENZA

Il processo che porterà uomini e donne alla parità, inizierà con due anni di anticipo e terminerà nel 2026 con l’età del ritiro delle dipendenti private a 65 anni. Il comunicato del governo, uscito dopo il vertice di maggioranza, si limita a citare ad un «adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014» senza specificare di quanto aumenterà né per quanto tempo. Ma si tratta di un anticipo di due anni del meccanismo già presente nella manovra. Intanto va specificato che si tratta solo delle pensioni di vecchiaia, visto che quelle di anzianità già sono regolate da leggi che non distinguono uomini e donne. Poi riguarda le donne del privato, perché per le dipendenti pubbliche la parità a 65 anni - sarà raggiunta già nel 2012.
La manovra prevedeva un incremento di un mese per accedere alla pensione nel 2016 per poi crescere negli anni successivi (due mesi nel 2017 con un cumulato di tre mesi, tre mesi nel 2018 con un cumulato di 6 mesi ecc). La stretta decisa ieri farà partire l’aumento con due anni di anticipo: nel 2014. Tra tre anni l’aumento sarà di un mese, crescerà gradualmente fino a 6 mesi all’anno nel 2016. Nel 2026 la riforma sarà a regime. Bisogna poi considerare che, insieme al graduale aumento del requisito per la vecchiaia, ci sarà anche l’adeguamento dell’età alle aspettative di vita.
L’anticipo al 2014 lascia l’intervento sulle pensioni fuori dalle misure che servono a raggiungere l’obiettivo del pareggio nel 2013. Gli effetti si faranno sentire soprattutto a regime, mentre nei primi anni e fino al 2017, darà risparmi di poche centinaia di milioni di euro all’anno.