La riforma di Rutelli: «Bisogna cambiare le ferie degli italiani»

«Vacanze più scaglionate per migliorare il turismo. Con calendari scolastici differenziati sarà più facile organizzare le settimane bianche»

Stefano Filippi

nostro inviato

a Cernobbio (Como)

È stata una delle grandi promesse elettorali di Romano Prodi. L’aveva scandita davanti alle telecamere della Rai nel primo faccia a faccia con Silvio Berlusconi: «E allora sarà anche possibile organizzare un po’ di felicità per noi». Organizzare la felicità. Ci prova adesso il vicepremier Francesco Rutelli che ieri, nel bel mezzo delle fortissime polemiche sulle pensioni, ha lanciato la proposta di riorganizzare le vacanze degli italiani.
Tre mesi tutti uniti sono troppi, ha spiegato. Troppe code, troppo traffico, troppa gente in spiaggia o sui sentieri, troppo tutto. Meglio spezzettare, diluire, spalmare i turisti in tutto l'arco dell'anno. E soprattutto fare in modo che restino in Italia. Non siamo al punto in cui lo Stato deciderà periodi e luoghi della villeggiatura, ma non siamo neppure tanto lontani. Però il leader della Margherita rassicura: «Pensare a un modo diverso di andare in ferie significa aumentare la libertà».
Rutelli reclamizza la sua idea nella location ideale per uno spot vacanziero: Cernobbio, lago di Como, Grand hotel Villa d'Este, giornata di sole, spalti giornalistici gremiti e Isoradio che martella gli automobilisti con le code del controesodo. In aggiunta, lo studio Ambrosetti presenta stamattina un dossier sull’industria del turismo ed ecco che il ministro della Cultura cala l'asso. È curioso come il vicepremier motivi la sua proposta: favorire non tanto il relax delle famiglie ma il «recupero di competitività dell’industria nazionale del turismo». Un settore che ha enormi potenzialità ma soffre. E che potrebbe tentare di risollevarsi grazie alla rivoluzione delle rivoluzioni: cambiare le abitudini vacanziere degli italiani.
«Dobbiamo aprire una grande discussione coinvolgendo l'intero Paese - spiega Rutelli -. Discutere sull’organizzazione delle nostre vacanze. Oggi le ferie sono strutturate come quarant'anni fa. Ma negli anni Sessanta la situazione era totalmente diversa: tanto lavoro fisso, poca propensione ai viaggi all'estero, stili di vita più modesti». E niente seconde case. Le scuole chiudevano a giugno e riaprivano in ottobre, le fabbriche sbarravano i cancelli per tre settimane ad agosto, l’italico popolo di operai e impiegati caricava i bagagli su treni e Seicento affollando mari e montagne più vicini. «Oggi le vacanze degli italiani sono profondamente cambiate ma il periodo no - sostiene il ministro - quindi è ora di dare una svolta. È giusto che nel 2006 le vacanze siano organizzate come nel 1966? Questa è la domanda che pongo. Non ho soluzioni già pronte. Discutiamone».
La questione è già stata portata in Consiglio dei ministri qualche giorno fa. «Si è aperta subito una grande discussione che ovviamente non si è chiusa - riferisce Rutelli -. Il presidente Prodi e il ministro dell'Istruzione Fioroni si sono detti disponibili a studiare il problema. Ne parleremo con tutti, cittadini, operatori del settore, datori di lavoro, pubblica amministrazione, enti locali. Il 29 e 30 settembre affronterò la questione con il Comitato nazionale per il turismo. Già oggi i calendari scolastici sono diversi da regione a regione per rispettare le caratteristiche dei territori, perché la Sicilia ha esigenze diverse dall'Alto Adige».
L'esempio è a portata di mano: «Germania e Austria si sono organizzate per scaglionare le ferie in modo da non intasare le piste da sci e distribuire le presenze turistiche nell'intera stagione invernale. Da noi invece ci sono le due settimane di pausa natalizia - riepiloga Rutelli - mentre incontriamo grandi difficoltà a organizzare settimane bianche o uscite scolastiche sulla neve. E poi tre mesi continuativi e concentrati in estate sono troppi. Gli italiani in media fanno 28 giorni di ferie all’anno, quarti in Europa, più le giornate delle festività nazionali. Sono giorni che possono essere distribuiti nell'arco dell'intero anno e non di un unico mese. Ci sarebbero meno folle, servizi migliori, operatori più attenti, più relax per i turisti e maggiori opportunità per gli operatori. Perché dev'essere chiaro che dico queste cose per favorire le vacanze in Italia».