Riforma della sanità boicottata dai medici: la Regione tira dritto

IL CASO Il no dei camici bianchi. Solo in 50 a Milano applicano le cure extra ospedaliere. Ma l’assessore Bresciani è sicuro: «Le misure funzioneranno»

Troppi dubbi. I medici lombardi sono scettici e, almeno per il momento, non hanno aderito in massa al nuovo sistema di assistenza dei malati cronici e sub acuti voluto dalla Regione. Un sistema basato su cure extra ospedaliere e che permetterà di spendere 190 euro al giorno per assistere un paziente sub acuto contro gli 800 euro per le cure in ospedale. In tante province la novità è stata praticamente boicottata anche alla seconda chiamata del Pirellone.
A ranghi ridotti ma si parte lo stesso, chi c’è c’è. In totale sono circa 600 i camici bianchi che hanno deciso di collaborare con il nuovo modello di assistenza ai cronici (diabetici, ipertesi, cardiopatici): a Milano hanno aderito solo in 50 per 13mila malati cronici, nell’area di Melegnano idem, circa 80 i medici accreditati a Como per 80mila pazienti, 40 a Lecco. L’unico caso anomalo, dove si registra un autentico boom, è quello della provincia di Bergamo, che conta 400 adesioni per l’assistenza ai cronici. Nel bergamasco l’Ordine dei medici ha particolarmente spinto per appoggiare la sperimentazione regionale. Non è avvenuta la stessa cosa a Milano e dintorni.
Per quanto riguarda l’assistenza ai malati sub acuti (cioè i pazienti dimessi dall’ospedale ma non ancora in grado di tornare a casa), sono già stati individuati 118 posti letto in strutture extra ospedaliere a Bergamo, 97 a Brescia, 249 a Milano, 146 nell’area Melegnano, 54 a Como. «In tutto siamo in grado di assistere 136mila pazienti sub acuti - fa i conti l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani - e va bene così. Entro l’anno ci siamo prefissato di arrivare a 1.146 letti e siamo già arrivati a quota 800. Partiamo bene».
Reticenti i medici, soprattutto sull’assistenza ai cronici. «Il nuovo sistema non ci convince - spiega Roberto Rossi, rappresentante lombardo del sindacato dei medici Snami - Innanzitutto spersonalizza il rapporto tra medico e paziente perché a fissare visite e controlli sarà una centralinista che segue criteri uguali per tutti». I camici bianchi storcono il naso anche su un altro aspetto: i costi. Sono stati calcolati budget annui per i pazienti affetti da diabete, per i cardiopatici e per gli ipertesi: il programma prevede un certo numero di controlli, la somministrazione di una quantità prestabilita di farmaci, una serie di esami. «Ma cosa succede se si sfora sui costi previsti? - si chiede Rossi a nome dei medici Snami -. Il nostro timore è che, per rientrare nelle spese, si arrivi a somministrare farmaci meno costosi o a far fare esami in laboratori che magari acquistano kit di dubbia qualità in Pakistan». Insomma, i sindacati dei camici bianchi temono «un effetto livella» sulla sanità che «per evitare di sforare sui bilanci sceglierà le vie meno costose e non quelle di qualità». Accuse pesanti arrivano anche dalla Cgil medici che dietro l’assistenza dei malati cronici fuori dagli ospedali vede «un trucco per privatizzare». A rassicurare sull’efficacia del sistema è l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani: «Il sistema funzionerà ed è in grado di migliorare la sanità lombarda. Portiamo l’assistenza ai malati sul territorio ed evitiamo i casi acuti di emergenza tenendo sotto controllo le malattie. Fra sei mesi aspettiamo una delegazione di canadesi che verrà a studiare il nostro sistema». A chi non crede nel nuovo metodo di cure, Bresciani replica: «Mentre gli altri piangono, noi rilanciamo».