La riforma sanitaria di Obama va avanti Senato: sì al dibattito

Il Senato ha votato
il via libera al dibattito sulla storica riforma che ambisce a estendere la sua
copertura a più di 30 milioni di americani che ne sono sprovvisti. Voto favorevole di 58 senatori democratici e due indipendenti, voto contrario di 39 repubblicani

Washington - Il Senato americano ha votato il via libera al dibattito sulla riforma storica del sistema sanitario Usa che ambisce a estendere la sua copertura a più di 30 milioni di americani che ne sono sprovvisti, uno dei grandi impegni elettorali del presidente Barack Obama. Hanno dato il loro voto favorevole 58 senatori democratici e due senatori indipendenti, tra cui Joseph Lieberman: 39 senatori repubblicani hanno votato contro, un altro repubblicano, George Voinovich dell’Ohio, non si è espresso. Il voto, a carattere procedurale, consente di procedere nella messa a punto della riforma, che al Senato vede un testo di 2.074 pagine. Al termine della votazione, il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha dichiarato: «il voto storico di questa notte ci avvicina un pò di più alla nostra volontà di porre fine agli abusi delle società assicurative, di ridurre i costi delle cure mediche, di garantire la stabilità e la sicurezza della copertura per malattia a quelli che ne hanno una e di offrire una copertura di qualità a quelli che ancora non ce l’hanno».

L’iter per l’approvazione della riforma, comunque, resta ancora lungo e tortuoso. In particolare, sarà necessario unificare i testi della riforma della Camera e del Senato, che presentano alcune differenze sostanziali. La principale è che il testo approvato alla Camera prevede spese per più di mille miliardi di dollari e alcuni limiti per la copertura dell’aborto terapeutico. Il documento allo studio al Senato, invece, comporterebbe un costo di 848 miliardi di dollari entro il 2019 e consentirebbe una sorta di opzione pubblica, ovvero la possibilità per i singoli Stati di mettersi in concorrenza con le assicurazioni. Tra i sessanta senatori favorevoli all’inizio del dibattito figurano anche Mary Landrieu (Louisiana) e Blanche Lincoln (Arkansas), che hanno sciolto le riserve solo all’ultimo. Da parte sua, il leader dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, ha messo in guardia contro l’adozione «di questo programma estremamente costoso in un momento in cui (...) i nostri creditori internazionali, i cinesi, ci danno lezioni sul nostro debito».

Questi i cardini del testo di legge sulla riforma sanitaria Usa all’esame al Senato: I costi: secondo il Congressional Budget Office che ha dato questa settimana il via libera al piano la riforma costerà 849 miliardi di dollari in dieci anni ma dovrebbe abbattere il deficit pubblico di 127 miliardi nello stesso arco di tempo. Secondo l’opposizione si tratta di trucchi contabili che nasconderebbero il vero prezzo della manovra, superiore secondo i repubblicani agli 1.500 miliardi. Obama aveva stabilito come tetto massimo di spesa 900 miliardi di dollari anche se la versione approvata dalla Camera ne costa complessivamente 1.200. Per finanziare la legge lo Stato in parte risparmierà sulle attuali spese (ospedali a industria farmaceutica hanno accettato forti tagli ai rimborsi pubblici) ma quasi la metà della cifra arriva da incrementi fiscali che si abbatteranno sulle polizze assicurative «di lusso» (quelle superiori agli 8.500 dollari all’anno) e sui redditi al di sopra dei 250 mila dollari annui. Un’assicurazione per tutti: uno degli obiettivi di Obama è abbattere il numero di cittadini che sono completamente «scoperti» dalla previdenza, oggi circa 46 milioni di persone. La legge prevede che tutti gli americani debbano avere un’assicurazione. Chi non può permettersi una polizza privata potrà sceglierne una pubblica o avere accesso comunque a dei finanziamenti statali. Secondo i calcoli dei tecnici del Congresso entro il 2019 saranno assicurati altri 31 milioni di cittadini, ovvero in tutto il 94% degli americani. Esclusi resterebbero comunque circa 26 milioni di persone, in gran parte immigrati illegali. La «public option»: la proposta del Senato include la nascita di una compagnia assicurativa statale anche se, rispetto alla versione della Camera, è molto «diluita». Se la legge venisse approvata infatti i singoli Stati potrebbero impedire l’ingresso del governo nel mercato assicurativo locale al momento dell’attuazione della riforma. Un escamotage studiato per ottenere il voto dei senatori moderati contrari a un ruolo forte dello Stato. Alla Camera la legge è passata con appena cinque voti di maggioranza, grazie a un emendamento introdotto in extremis per modificare le norme sull’aborto. L’interruzione di gravidanza è infatti uno dei temi più discussi. La proposta iniziale prevede finanziamenti pubblici anche per le assicurazioni che rimborsano le spese mediche degli aborti. Un cavillo che ha scatenato l’ira di parte della stessa maggioranza e potrebbe essere una delle carte che Obama si giocherà prima del voto di stasera per ottenere la manciata di voti necessari a chiudere la partita.