Una riforma toccasana per la crescita

La modifica dell'articolo 41 della Costituzione potrebbe a eliminare una spaventosa quantità di vincoli e di obblighi. Ma dev'essere accompagnata anche da una grande riduzione delle tasse

Due estremi: chi vuole (vole­va) partire dai tassisti e chi vuo­le partire dalla Costituzione. I ta­xi (e non sapremmo dire per­ché) sono un’ossessione della sinistra italiana. Erano al cen­tro degli obiettivi delle lenzuola­te di Pier Luigi Bersani, quando l’attuale leader del Partito de­mocratico era un ministro di Ro­mano Prodi. Sono stati centrali nelle politiche per lo sviluppo economico della città quando Walter Veltroni, ex leader del Partito democratico, era sinda­co di Roma. Una mania. E una mania pericolosa. Per i politici e per i giornalisti dovrebbe vale­re la regola: alla larga dai tassi­sti. I primi ci si scornano, successe perfino a Margaret Thatcher, e anche se riescono a piegare le proteste tassinare alla fine portano a casa pochissimo (e comunque non acquisiscono certo consenso i n quel modo). Per i giornalisti è noto (ma qualcun o ci casca sempre) che dai tassisti non s i devono attingere notizie e chi lo f a sprofonda nella banalità.

All’altro estremo c’è il piano che verrà varato dal governo in questa settimana: partire dall’alto, dalla Costituzione. Per cambiare, in modo simbolico e anche operativo, l’approccio dello Stat o all’impresa, rendendo lecito tutto ciò che non è espressamente vietato d a una legge. I l principio d a rendere costituzional e porterebbe, i n caduta, a eliminare una spaventosa quantità d i vincoli e di obblighi. E se venisse davvero recepito e fatto proprio dall’amministrazione (ma in quel caso occorrerà che il potere politico le faccia sentire il fiato sul collo) sarebbe in grado di produrre un’impensabile quantità d i benefici.  

Qualcosa di simile è successo con il contratto Fiat. Fortunatamente le trattative tra le parti sociali, tra aziende e sindacati, sono libere. È bastat o che, i n questa nicchia di libertà, si inserisse lo spiritaccio d i Sergio Marchionne e s e n e sono visti gli effetti: u n accordo costruito, una volta tanto, per investire e provare a produrre accettando la sfida del mercato e nonla solita intesa al ribasso, declinista, proiettata vers o gli aiuti statali. E, siccome la libertà sindacale e quella aziendale erano tutelate, i sindacati liberi hanno potuto firmare l’accordo e poi portarlo alla vittoria nei referendum i n fabbrica. E qualcosa d i simile s i attende per tante altre aziend e e per tante altre iniziative economiche. E nonci dovrebbe essere bisogno d i ripeter e una cosa ovvia: d i questa frustata resterebbe solo l’effetto doloroso se non venisse accompagnata anche d a u n cammino verso la riduzione del peso delle tasse. Con il fisco attuale sarebbe come frustare un cavallo legato. Cominciat e dalla semplicità e i l r esto seguirà. È di ieri uno studio della Confesercenti che mostra come alle aziende italiane costi in media 5.000 euro (contro i 1.000 della media europea) l a parte burocratica degli obblighi fiscali: soldichesispendonoperpoter, poi, pagare le tasse. Ecco, cominciate d a lì. La crescita è l’obiettivo. Bisogna superare il muro del 3 % annuo, altrimenti non se ne viene fuori. Già all’inizio degli anniNovantasi eradimostrato come sotto a l 3 % d i crescita sarebbe stato i mpossibile aumentare l’occupazione. Ora i l vincolo è ancora più forte: senza l a scossa verso l a crescita non sarebbe possibile mantenere gli impegni che l’Europa c i sta imponendo per il debito e per i l bilancio pubblico. Forse non c’è ancora abbastanza chiarezza s u questo punto, m a è una questione vitale. Gli obblighi europei sono stringenti e tra qualche settimana lo diventeranno ancora di più. Escluse l e follie della tass a patrimoniale (che è u n po’ come prelevare col bancomat per sistemare il rosso i n banca) l’unica strada è una crescita robusta dell’economia. Perciò l’obiettivo d i superare i l 3 % dovrebbe diventareunamissione nazionale. Più importante di ridurre il tempod’attes a per i taxi.