Riforma tv, botta e risposta Napolitano-Forza Italia

Gabriele Villa

nostro inviato

a Saint Vincent (Aosta)

Il disegno di legge Gentiloni sul riassetto televisivo «è animato da uno spirito dirigistico e vendicativo. Per questo motivo se il provvedimento dovesse essere votato in Parlamento, così come è oggi, lo contrasteremo con ogni mezzo che la democrazia ci consente. Anche con un referendum». È una dichiarazione di guerra quella che l'ex ministro dell'Interno, Beppe Pisanu, sussurra a voce alta a margine del convegno «L’Italia è divisa?», organizzato dai giovani e per i giovani, dalla Fondazione Carlo Donat Cattin a Saint Vincent. Così ai giovani, e a tutti coloro che hanno affrontato i tornanti per cercare una risposta all'interrogativo della tre giorni valdostana, ecco che l’esponente di Forza Italia, scandendo le parole, come fa solo chi vuol farsi capire bene, conferma che l’Italia è sì divisa. Anche e soprattutto quando impugna il telecomando per scegliere quali telegiornali e quali programmi seguire. «D’altra parte - spiega Pisanu - questa controriforma del sistema televisivo una spiegazione ce l’ha. Ed è quella di distrarre l'attenzione da quel gran pateracchio che è la Finanziaria, cioè quanto di peggio si poteva fare al Paese, e di mettere fuori mercato un'azienda privata sana mentre si tengono contemporaneamente fuori mercato imprese pubbliche, come le municipalizzate, che potrebbero invece andare sul mercato per risanare la finanza locale».
E sul provvedimento di legge, a firma di Gentiloni, è intervenuto ieri a Saint Vincent anche un altro ex ministro, Roberto Maroni. «Noi non siamo il partito di Mediaset né di nessuno. Siamo la Lega Nord, discuteremo questa legge, se ci sarà una buona proposta la valuteremo; ma temo che si tratti di un ricatto permanente nei confronti di Berlusconi che non deve cadere in questa trappola», ha avvertito il capogruppo leghista. Anche se, si è affrettato a precisare Maroni «quello del riassetto televisivo non è un argomento che ci scalda il cuore. Il dibattito politico centrale, vero, è e deve rimanere quello sulla Finanziaria, che è una schifezza e che rischia di far chiudere migliaia di microimprese. Se queste cose le avessimo fatte noi ci troveremmo nelle piazze i pensionati urlanti. Dobbiamo mobilitarci: e credo a questo proposto che Berlusconi debba accettare un consiglio: invece di soffermarsi sulla questione satellite sì o satellite no deve prendere atto della grave crisi sociale che c’è nel Paese».
E se il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa si mostra diplomatico e sbrigativo sull’«incursione» del centrosinistra nel terreno radiotelevisivo («possiamo anche discutere il provvedimento, ma il governo deve prima sgombrare il campo da volontà punitive») il vero one-man show a Saint Vincent è quello del presidente della Camera, Fausto Bertinotti che in Val d’Aosta ha parlato di tutto e di più, come riferiamo anche in altra parte del Giornale.
«Non mi addentro in problematiche che riguardano il sistema delle comunicazioni perché - si è schermito l'esponente di Rifondazione comunista - ci sono poche questioni che muovono conflitti di religione come questa», salvo poi aggiungere: «Mi permetterei solo di dire che mi pare difficile considerare iperstatalista una legge che può essere giudicata buona o cattiva ma che determina un tetto massimo di pubblicità del 45 per cento. Anche perché faccio fatica ad accettare che un’azienda che ha il 45 per cento di pubblicità sia nella condizione marginale di mercato. I miei maestri mi spiegavano che è una posizione oligopolistica in un caso come nell’altro».
Dal centrodestra arriva la minaccia di referendum sul disegno di legge Gentiloni? «Ne ha la facoltà - replica quasi fosse una gentile concessione il presidente della Camera - ma intanto la legge deve essere approvata, e poi se ne riparla. Anche se mi pare di tutta evidenza che non si possa definire un provvedimento liberticida ma totalmente interno allo spirito della Costituzione. E come tale se ne può e se ne potrà discutere in Parlamento». E prima di congedarsi, una frase sibillina: «Forse non esisterà un partito Mediaset, ma esiste Mediaset». Per fortuna che qui i giovani sono venuti a cercare chiarezza e lealtà di linguaggio.