Riforme, Berlusconi: "Mai accordi con questa sinistra"

L’ex premier esclude qualsiasi intesa con la maggioranza a partire da "eventuali riforme costituzionali". E sulla Lega: "Siamo in sintonia,
come sempre"

da Roma

Forza Italia apre le porte della Cdl a un eventuale nuovo soggetto che nasca sotto l’egida dello scudocrociato, «ma non come aggregazione alternativa» ad altri soggetti della coalizione. Lo ricorda il vicecoordinatore degli azzurri, Fabrizio Cicchitto, che smentisce le voci di acquisto del simbolo della Dc da parte di Silvio Berlusconi: «Con Sandri, Pizza e Fiori ci abbiamo anche scherzato su. È ovviamente una boutade». E sul nuovo soggetto politico che dovrebbe riunire la galassia Dc ribadisce: «Sono un arcipelago complesso. Ma se trovano una loro “federazione” e vogliono rivolgersi verso il centrodestra noi saremmo favorevoli ad accoglierli. Loro come qualunque nuovo soggetto di matrice liberale o socialista».
Intanto dalle pagine di Libero, Alberto Alessi, presidente della Dc ricorda che il partito «non è mai stato sciolto» e quindi «quelli dell’Udc sono i fuoriusciti e non hanno nulla da rivendicare». Un riferimento chiaro alla discussione dei giorni scorsi, sulla «cessione» del simbolo. Una vicenda però diplomaticamente chiusa dal suo legale proprietario e segretario della Dc, Giuseppe Pizza. Come ricorda il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, che ha tenuto pubblicamente a ringraziarlo per la «correttezza e la serietà nell’aver voluto chiarire che i simboli dei partiti non sono in vendita perché espressione di tradizioni politica e di valori profondi». Anche se, nonostante le «coccole» di Cesa, la Dc sembra non avere dubbi per il futuro, almeno a sentire Alessi, che annuncia per settembre la nascita di un gruppo parlamentare autonomo e l’alleanza con la Casa delle libertà. E a chi gli chiede di Pizza risponde che «è spaventato dalla legge elettorale» ed «è convinto che un’alleanza con Berlusconi avvantaggi solo lui mentre un’alleanza con Casini sia più naturale per la storia comune. Io credo il contrario. Mi fido più di Berlusconi che di Casini».
Una divisione a cui però cerca di porre rimedio il segretario della Dc per le autonomie, Gianfranco Rotondi, certo che «la nuova Democrazia cristiana si farà» e che conferma l’avvio delle trattative per trovare un’intesa all’interno della Cdl tra la formazione di Pizza e la sua. Con il progetto, spiega al Giornale di «completare una coalizione a cui manca una forte presenza Dc, un tempo garantita da Casini e Buttiglione», visto che «oggi l’Udc difficilmente rientrerà nella Cdl».
E questo proprio mentre il segretario centrista Cesa ricordando di «lavorare per un Paese moderno, che guardi al futuro con ottimismo e sappia conciliare gli interessi dei padri con quelli dei figli» auspica «una stabilità politica che nasce da un sistema elettorale che metta insieme forze omogenee».
Parole che in qualche modo confermano le sensazioni di questi giorni di una Udc affetta dalla sindrome dell’accerchiamento, una febbre cresciuta esponenzialmente dopo i contatti tra Silvio Berlusconi e il resto della costellazione democristiana (Mastella compreso). Con un tempo limite per il dentro o fuori, le elezioni europee, «entro cui si fa o non si fa più» dice agli «esuli» l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, oggi nella formazione di Rotondi. E se in primavera non ci sarà il nuovo soggetto, conclude, «mettetevi in fila per due e fate la vostra scelta».