Riforme, Berlusconi: "Rivedere lo Statuto dei lavoratori"

L’ex premier firmerà con gli italiani un contratto in cinque anni. Sull’articolo 18 chiede "regole nuove e più moderne". E
a Montezemolo: "Il decalogo di Confindustria già nel nostro programma"

Roma - Seppur solo virtuale, il corpo a corpo tra Berlusconi e Veltroni è ufficialmente iniziato. Non solo perché tutti e due si dicono favorevoli a un confronto tv (il primo è «disponibilissimo», mentre il secondo lo ritiene «un dovere»), ma soprattutto perché il faccia a faccia - seppure in differita - è andato in scena ieri sull’etere, con il segretario del Pd che di prima mattina registra negli studi di Porta a Porta senza risparmiare affondi e il Cavaliere che a ora di pranzo risponde colpo su colpo durante una lunga intervista negli studi di Sky Tg24. Di certo, senza il tanto invocato ed elogiato fair play delle scorse settimane.

Va detto, a onor di cronaca, che prima di replicare ai fendenti di Veltroni (convinto che dicendo «no» a un governo istituzionale Berlusconi abbia dimostrato di «non essere un uomo di Stato») e prendendo spunto dalla tragedia di Molfetta, il leader del Pdl parla a lungo della sicurezza sul lavoro. «Occorrono - dice a Carelli - molti più ispettori e sanzioni più severe». E arriva a dare la sua disponibilità ad appoggiare il governo Prodi, «ancora in carica per l’ordinaria amministrazione», nel caso decidesse di «prendere immediatamente dei provvedimenti» in materia. «Credo - aggiunge poi il Cavaliere parlando dell’articolo 18 - che si debba cambiare tutto lo Statuto dei lavoratori con l’introduzione di regole più moderne». «Dei dieci punti di Confindustria - dice commentando il decalogo di via dell’Astronomia - non ce n’è uno che non sia ricompreso nel nostro programma». E ancora: «C’è da fare una politica nella direzione degli investimenti nelle infrastrutture per dare sviluppo al Paese e in particolare al Sud». Questioni che saranno al centro del «nuovo contratto con gli italiani» che sarà «in cinque punti» uno dei quali sarà infatti «l’ultimazione dei cantieri delle grandi opere». E anche questa volta «metterò una clausola con i punti che vogliamo realizzare» e «mi impegnerò a non ripresentarmi più». Poi, aggiunge, «adesso c’è anche l’età che è una clausola molto facile da rispettare». Sul fronte della squadra di governo, invece, riconfermato Tremonti: «Sarà ministro dell’Economia e delle Finanze».

Sul nodo Alitalia il Cavaliere è «molto critico». Perché, spiega, «penso che l’Italia non si dovrebbe privare di una compagnia di bandiera e vorrei che gli imprenditori si consorziassero». Insomma, non è «assolutamente possibile» che «un hub come Malpensa venga privato del 72% dei voli».

Si passa ai sondaggi e Berlusconi ribadisce che «i punti di differenza sono dieci». «Il Pd - dice - è al 35%, il Pdl al 45». Anche se, ammette, «il vantaggio potrebbe ridursi perché è vigente una ridicola legge sulla par condicio che dà lo stesso spazio a tutti i partiti». Insomma, «si rischia una spinta verso il frazionamento della politica». Anche se, è il suo auspicio, «i partiti minori del centrodestra non riusciranno ad arrivare al 4 e all’8%» (soglie di sbarramento a Camera e Senato) perché sostenerli significherebbe «togliere un voto al Pdl e darlo a Veltroni». Comunque, «nessuna preclusione» se dopo il voto l’Udc volesse «convergere sul nostro programma per approvare dei provvedimenti». Capitolo a parte, invece, il caso Mastella, «l’unico nel centrosinistra - spiega - che non ha mai manifestato invidia o odio verso di me». Con lui, ammette, «c’era un impegno per candidare una decina di parlamentari ma poi i sondaggi ci hanno mostrato impietosamente che avremmo perso dagli 8 ai 12 punti». Sondaggi, aggiunge, che «hanno influenzato anche Fini e Maroni».

Durissimo, invece, su Veltroni che pratica una «assoluta incoerenza». Se il Pd è il nuovo, aggiunge, significa che «siamo alla fiera dei sogni» perché i «compagni di cordata» di Veltroni «sono nel governo Prodi». E quello «a cui stiamo assistendo» non sono altro che «trovate pubblicitarie a gogò a cui gli italiani non possono credere perché non hanno l’anello al naso». Un esempio, secondo Berlusconi, è quello della candidatura di Calearo, presidente di Federmeccanica. Perché il bacino elettorale di Veltroni «è sempre stato quello di operai e sindacati» ma ora «mette insieme a questi anche il padrone» e «credo che qualcuno non la prenderà bene». Sul faccia a faccia in tv, poi, si dice disponibilissimo. «Anche se - aggiunge - se fossi in Veltroni sarei terrorizzato...». Ce n’è anche per D’Alema che in quanto ministro degli Esteri «ha fatto malissimo a indicare delle preferenze» (la Clinton) nella corsa per la Casa Bianca. Un’uscita che «non è da uomo di Stato». Poi, rimanda al mittente la battuta sull’antiquariato che gli aveva riservato D’Alema la scorsa settimana: «Sarà capolista in Campania? Lì c’è Pompei, rafforzerà l’archeologia...».