Riforme, Fini cerca il Pd e trova il gelo di D’Alema

DIBATTITI Confronto ad Asolo tra le fondazioni «FareFuturo» e «Italianieuropei»

RomaMentre nelle vicine montagne tirava la prima vera aria di neve della stagione, ad Asolo andavano in scena prove di disgelo. O meglio dell’unico disgelo politico possibile in questi tempi: quello tra Gianfranco Fini e Massimo D’Alema. L’evento era attesissimo. I Dialoghi asolani seconda edizione di una convergenza che fino a poco tempo fa sarebbe stata impossibile: quella tra la fondazione di un politico di lungo corso della sinistra, Italianieuropei, e il pensatoio della destra italiana, FareFuturo. Appuntamento salutato dal Secolo d’Italia, ex organo di Alleanza nazionale ancora oggi vicino a Fini, con un titolo di apertura significativo: «Prove di dialogo».
Convergenza che quest’anno è caduta in un periodo particolare. Non a caso a moderare il dibattito c’era il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, che pochi giorni fa aveva sostenuto le ragioni di una tregua, nella politica e nell’informazione. Anche il tema si prestava: «Sfide e opportunità delle nuove politiche per l’immigrazione».
Il presidente della Camera non ha deluso le attese e ha rilanciato le sue tesi sulla cittadinanza agli stranieri. «Questa è la mia proposta - ha spiegato parlando al pubblico del workshop asolano - credo che si tratti di buon senso e il buon senso non è di destra né di sinistra. È possibile che non ci sia il buon senso di considerare cittadino italiano chi è arrivato in Italia da piccolissimo o chi è nato in Italia e ha compiuto un intero ciclo scolastico? C’è la necessità di modificare la legge e considerare queste persone cittadini italiani. Spero che su questo tema il Parlamento faccia prevalere il buon senso».
Un buon senso che, ha spiegato Fini, «non è né di destra né di sinistra». Senza contare che una cosa del genere «era già nella legge del 1912». Ed è destinata ai giovani figli di immigrati. «Così - ha concluso - a diciotto anni saranno molto più integrati piuttosto che lasciarli nel limbo ed esporli al richiamo di precedenti identità che possono anche essere, per mia idea, pericolose».
D’Alema non ha avuto difficoltà a concordare, anche se il suo ragionamento non si è concentrato tanto sulla cittadinanza e sul riconoscimento delle seconde generazioni di immigrati come italiane, quanto sulle sanatorie. «L’essere clandestino espone maggiormente alla criminalità. L’ex clandestino che diventa immigrato regolare cessa di essere un potenziale delinquente, la regolamentazione è un potentissimo incentivo per spingere a comportamenti regolari». La proposta concreta di D’Alema non poteva che essere più spinta di quella di Fini: «Io sarei per dire che chi nasce in Italia è italiano senza periodi di prova». Poi più generosità sul voto agli immigrati per le amministrative, che sarebbe «un grande passo per l’integrazione».
Fra i temi citati alla due giorni asolana, la proposta di Adolfo Urso sull’ora di islam a scuola, promossa da D’Alema. E, soprattutto, le riforme, che per Fini dovrebbero diventare un terreno comune dei due schieramenti. «Larghe maggioranze parlamentari sono indispensabili e largamente opportune quando si parla della casa di tutti, cioè delle istituzioni. Fare riforme solo con una parte è legittimo, ma non sempre è politicamente preveggente».
Quindi una maggioranza può decidere di farle autonomamente, ma sarebbe meglio di no. Il presidente della Camera è andato oltre le enunciazioni di principio proponendo una prima riforma dove si potrebbero sperimentare convergenze: il federalismo. «Sarebbe bello - ha auspicato - se lo spirito di Asolo andasse oltre questa giornata, magari portando a una rapida discussione e approvazione del federalismo istituzionale, cioè del Senato delle Regioni, che è l’anello indispensabile per far funzionare il federalismo fiscale». Ma su questa ricerca di «convergenze che poi si traducono in atti in Parlamento», D’Alema, si è mostrato meno generoso. E ha evitato di rispondere a Fini. Cosa pensa delle riforme, d’altro canto, lo aveva spiegato poco prima: «Con questo clima non si fanno».

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