Riforme, i Poli dialogano per evitare il referendum elettorale

Fini, Veltroni e Pisanu a confronto. Il sindaco di Roma sostiene il sistema per l'elezione dei sindaci. Chiti: "Sia il parlamento a fare la legge". Pisanu: "Mi ripugna una riforma a colpi di accetta"

Roma - Il conto alla rovescia è già scattato da tempo. La discussione sulla riforma elettorale tiene banco ma tra poco calerà il sipario e i partiti dovranno dimostrare, nero su bianco, di avere una proposta di riforma, altrimenti si aprirà, inevitabile, la strada del referendum. Oggi Gianfranco Fini e Walter Veltroni si sono confrontati sul delicato tema partecipando a una tavola rotonda organizzata dalla Fondazione "Nuova Italia", a cui ha preso parte, tra gli altri, anche Beppe Pisanu e il ministro Vannino Chiti. Fini difende il principio del bipolarismo che l’Italia ha conosciuto solo a partire dal 1994. La posizione del leader di An è condivisa da Veltroni, che sottolinea i rischi di un eccesso di frammentazione politica. Per il sindaco di Roma il migliore sistema elettorale possibile resta quello delle elezioni comunali: “Grazie all'attuale sistema delle elezioni comunali c'è una stabilità media di governo di 48 mesi. Prima del '93, quella stabilità si riduceva a 15 mesi. È un sistema che garantisce la rappresentanza e che da stabilità grazie al doppio turno che per me è essenziale”.

Sui possibili ritocchi da fare alla Costituzione le proposte di Chiti, Veltroni e Fini coincidono in larga parte: il premier viene votato direttamente dai cittadini, il diritto del capo del governo di nominare e revocare i ministri e il fatto che sia il premier a chiedere la fiducia in Parlamento. “Un paese moderno ha bisogno di una democrazia che decida - spiega Veltroni - in cui non ci siano veti reciproci che impediscono la realizzazione del programma. Non è virtuoso che partiti del 2% possano minare la stabilità del governo”. “Io non credo all'opportunità - aggiunge Fini - di una riforma elettorale senza paralleli interventi sulla seconda parte della Costituzione. Servono ritocchi mirati e indispensabili in particolare sulla forma di governo”.

L’ex ministro dell’Interno, l’azzurro Giuseppe Pisanu, critica duramente l’attuale legge elettorale: “Ha tre grandi difetti: ha accresciuto enormemente il rischio di maggioranze diverse tra Camera e Senato, ha favorito la frammentazione del sistema politico con la proliferazione di partiti a danno della governabilità; ha allontanato gli elettori dagli eletti”. Ma ha anche un pregio, quello di “aver dissolto l'illusione maggioritaria nata con il referendum del 1993, recuperando il proporzionale senza sacrificare il bipolarismo”. Pisanu, tuttavia, vede come il fumo negli occhi l’ipotesi referendum: “Trovo ripugante che la legge elettorale possa essere fatta con i colpi d’accetta dei quesiti referendari”.

Chiti: una legge da fare in parlamento Viene chiesto a Chiti se sia ottimista o pessimista sulla possibilità di trovare un'intesa: "Non sono né ottimista né pessimista - risponde - sono realista. Il referendum pone delle sollecitazioni, ma è bene che sia il parlamento a fare una nuova legge elettorale. Del resto se la Corte costituzionale ammette il referendum e noi facciamo una legge che non risponde ai temi sollevati dal referendum, potremo anche cambiare la legge ma trovarci lo stesso il referendum".

La Lega: prima di tutto fermiamo il referendum
"È necessario affrontare subito la questione della legge elettorale - spiega Roberto Calderoli (Lega Nord) - per impedire lo svolgimento del referendum Segni. Il referendum non solo scardinerebbe la democrazia, negando la possibilità di vita alle forze politiche al di fuori dei partiti unici, ma destabilizzerebbe anche il paese determinandone l'implosione".

Guzzetta: referendum, assicurazione sulla vita "Deve partire - secondo il professor Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore per i referendum elettorali - la discussione sui tentativi di riforma dell'attuale legge elettorale. Convegni come questi - ha detto intervenendo al dibattito organizzato dalla Fondazione Nuova Italia - fanno ben sperare che si sia messo in moto un processo virtuoso in cui a confrontarsi sono finalmente proposte significative. Dopo il fallimento di tre bicamerali, una riforma costituzionale bocciata ed una incapacità cronica di autoriforma, nessuno si può permettere che l'attesa di riforme sia ulteriormente frustrata. Il referendum è un'assicurazione sulla vita del riformismo e un anticorpo verso pulsioni populistiche".