Riforme, l'asse D’Alema-Fini: passiamo ai fatti

Confronto di due ore su federalismo e legge elettorale. L’ex premier: c’è la volontà comune di trovare una via, senza rifare la Bicamerale. l'obiettivo: far ripartire il dialogo fra i due poli

Roma - Qualcuno lo chiama già «patto della Farnesina». Ma è ancora presto per capire se verrà siglato. Di certo, però, passo dopo passo, Gianfranco Fini e Massimo D’Alema tornano a studiarsi. E dopo il fallimento, o quasi, del dialogo sulle riforme, tra governo e opposizione, in attesa che l’estate porti magari consiglio, i due ex ministri degli Esteri scendono in pista. E provano a verificare, attraverso lo strumento «politicamente corretto» delle fondazioni, se davvero ci siano le «condizioni» per avviare una «legislatura costituente», come ipotizzato dal presidente della Camera.
Per carità, nessuna smania di protagonismo o voglia di sostituirsi a chi, da mesi, tenta di annodare con difficoltà i fili tra centrodestra e centrosinistra. Ma Fini e D’Alema un tentativo vogliono farlo. E l’approccio di ieri a pranzo (spigola al forno nel menù), in un faccia a faccia di due ore a Montecitorio, lo testimonia. «C’è la comune volontà, mia e di Fini - riferisce ai cronisti l’esponente del Pd - di cercare una via» per rilanciare in maniera concreta le riforme istituzionali. Senza avere però alcuna pretesa, rimarca D’Alema, di «rifare la Bicamerale». La strategia, infatti, adesso è ben diversa. E prevede di affrontare i temi in agenda, dal federalismo fiscale alla legge elettorale, «uno ad uno». Affinché si passi, una volta per tutte, «dalle dichiarazioni di volontà ai fatti».

Viene fuori quindi una linea comune, dall’incontro chiesto alcune settimane fa dall’ex premier. Ufficialmente, per due ragioni. «Volevo illustrargli - spiega D’Alema - le proposte emerse dal convegno di metà luglio promosso dalle fondazioni sulle riforme». E in secondo luogo, aggiunge, poiché «abbiamo fissato da tempo un appuntamento per ottobre tra le nostre due, ItalianiEuropei e FareFuturo, vicino Sondrio, sul federalismo fiscale, ed entrambi siamo i relatori, volevo discutere con lui per preparare l’evento».

Fini non aggiunge altro, impegnato per tutto il pomeriggio tra ufficio di presidenza e Aula. E non si registra alcuna telefonata riassuntiva con il Cavaliere. Il suo staff, in ogni caso, conferma che «i temi al centro del colloquio sono stati puntualmente riferiti dall’esponente del Pd». Se ne riparlerà in autunno, visto che, per ora, non sono previsti nuovi incontri tra gli ex capi della diplomazia italiana.
Sul fronte Pd, però, qualche mugugno spunta fuori. Dalla segreteria assicurano che «non vi è alcuna divergenza» tra D’Alema e Walter Veltroni. E anche se i due «non si sono sentiti», le stesse fonti aggiungono che l’ex sindaco di Roma «non si sente scavalcato» dall’attivismo dell’ex premier, visto che «è normale che vi siano contatti tra leader di questo livello». Già, ma nessuno nega che sulle proposte illustrate da D’Alema, venute fuori dal convegno (sistema elettorale tedesco, sbarramento al 3% e preferenze per le Europee, premierato forte, superamento del bicameralismo perfetto e così via) «ci sono distanze e vedute differenti», peraltro note, con il segretario. E non è un caso che il suo vice, Dario Franceschini, commenti in maniera gelida il pranzo: «Spero abbiano mangiato bene». Dal Nazareno, però, sottolineano pure che «il Pd è pronto a dialogare in Parlamento, qualora arrivino proposte concrete, raccogliendo l’appello del presidente Napolitano».

Intanto, la distanza tra democratici e dipietristi aumenta. Il Pd, infatti, non segue l’Italia dei Valori, che chiede invano «aiuto» sulla raccolta firme per il referendum abrogativo del Lodo Alfano, presentato in Cassazione. E per uscire dall’accerchiamento, il partito di Veltroni ritira fuori dal garage il pullman. E parte in tour alla caccia di 5 milioni di firme con la petizione «Salva l’Italia».

Tornando alle riforme, il governo prosegue il confronto con gli enti locali sul federalismo fiscale. E il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, assieme ai colleghi agli Affari regionali e alle Politiche Ue, Raffaele Fitto e Andrea Ronchi, chiama a raccolta i governatori. Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, spiega che si sta tracciando «un percorso positivo», che «riconosce il grande valore della proposta delle Regioni». «Con questo clima e con questa voglia di confronto leale», commenta dal canto suo il leghista, «forse questa sarà la volta buona in cui ce la facciamo davvero».