Le riforme partono da Milano

Milano è da secoli la fucina del riformismo italiano, e non solo di quello moderno. Fin da quando non si chiamava ancora così: potremmo risalire addirittura all’epoca comunale. Parlo, infatti, di un riformismo autentico, razionale e innovativo; non di quello propagandistico e strumentale, usato come etichetta o uniforme ideologica. Quello, dunque, che porta alla conquista di maggiori gradi di libertà della persona e non di più forte oppressione da parte dello stato. Di conseguenza Milano è anche la patria della cultura laica, in senso manzoniano, cioè di un pensiero autonomo critico ma non per questo anticlericale: la città di Ambrogio, la più grande diocesi del mondo, non è mai stata anticlericale. D’altra parte Milano è anche la culla di Forza Italia. E’ perciò del tutto coerente il progetto, lanciato sabato scorso dalla milanese Stefania Craxi e accolto con entusiasmo dal milanese Silvio Berlusconi, di mettere proprio qui le radici di un più grande partito delle Libertà, fondato sulle tradizioni del riformismo umanitario e liberale che in questa città è germogliato. Come pure tutta milanese è la strada che in quell’importante convegno di sabato scorso alle Stelline, promosso dalla figlia di Bettino, è stata indicata per arrivare a questo obbiettivo: la strada delle riforme, degli interventi migliorativi e non distruttivi su strumenti di forte impatto sociale come mobilità e la flessibilità nel lavoro, istruzione, innovazione e ricerca, previdenza. Quindi riformismo come concretezza e la laicità come metodo. D’altra parte ancora da Milano è partito e qui sta avendo l’impulso più energico anche il movimento de circoli della Libertà animato da Michela Brambilla, secondo il disegno della Craxi, destinato, nelle intenzioni, a costituire quella una volta si chiamava la «base» del futuro partito delle Libertà. Il quale, dunque, non potrà che avere a Milano il suo battesimo, il suo evento costitutivo.