Riforme, Prodi se ne frega «Berlusconi non dialoga? Faccia quello che vuole»

Il premier sconfessa Marini che invoca la riapertura del confronto e gela le aperture di Lega e Udc. Gasparri (An): «Sa solo occupare poltrone»

da Roma

A Silvio Berlusconi, che dopo le vicende Rai ha chiuso al dialogo con la maggioranza su riforme e legge elettorale, Romano Prodi risponde con un secco: «Faccia quel che vuole».
Il premier è alla stazione di Roma, in attesa del treno che deve portarlo per il weekend a Bologna e, mentre viaggia, arriva la replica polemica del portavoce del leader dell’opposizione. «Il treno di Prodi - dice Paolo Bonaiuti - non va verso Bologna ma verso lo sfascio economico e politico del Paese». Per il deputato azzurro, «questo governo e questa sinistra hanno l’intenzione di prendersi tutte le cariche e tutte le poltrone possibili e mai quella di dialogare con l’opposizione».
Netta anche la chiusura di An, che prepara la manifestazione del 13 ottobre. «Dialogare con il governo - dice Maurizio Gasparri - su riforme o legge elettorale è impossibile dopo le prevaricazioni ai danni dell’opposizione. La risposta la darà anche la piazza». Attacca l’azzurro Antonio Tajani: «Non si può dialogare con un governo che non decide e pensa solo ad occupare tutti gli spazi». E per il segretario della Dc per le autonomie Gianfranco Rotondi «non ci sono le condizioni per riforme condivise, quindi per nessuna riforma».
Ma è un gioco incrociato e Sandro Biondi applaude Franco Marini, che da Chianciano invita a riaprire il confronto sulle riforme, da quella elettorale a quella del sistema radiotelevisivo. Il coordinatore di Fi richiama ad una politica e una democrazia «poste al servizio del bene comune».
Anche da Lega e Udc arrivano inviti a riaprire il confronto, per bocca di Umberto Bossi e Lorenzo Cesa. D’accordo con il Senatùr, il capogruppo del Carroccio Roberto Maroni dice che, però, su legge elettorale e federalismo fiscale il governo «fa un passo avanti e due indietro». E a complicare le cose c’è la vicenda Rai «sulla quale l’esecutivo ha messo completamente le mani», che ha sospeso il dialogo. Ma Maroni annuncia che nei prossimi giorni si riunirà la Cdl: «Decideremo insieme se andare avanti o fermarci».
A ottobre comincerà al Senato la sessione di bilancio e le proposte di riforma sono ancora ferme in commissione Affari costituzionali. Bisogna trovare l’unanimità o quasi, per il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, ma «non esiste un diritto di veto da parte dell’opposizione». Per Enrico Letta della Margherita l’unica riforma elettorale possibile è «l’importazione del sistema di tipo tedesco». Il candidato leader del Pd ha firmato il referendum per «abbattere l’attuale legge elettorale, la peggiore che ci sia, che si basa su un sistema di cooptazione, il sistema delle liste bloccate che purtroppo abbiamo importato anche nelle primarie del Pd». Per Letta è «un pessimo modo di far partecipare le persone».
Gli dà ragione Giovanni Russo Spena del Prc, convinto che il sistema elettorale tedesco coniugato con il bipolarismo può ottenere «un’ampia maggioranza». Le dichiarazioni di Letta e Bossi, per Russo Spena confermano che il varo di una nuova legge è «possibile, nonostante i proclami bellici di Berlusconi». Mentre arrivare al referendum o mantenere l’attuale, pessima, legge elettorale «sarebbe un’assurdità inspiegabile».
Il ministro per la Famiglia, Rosy Bindi, ha firmato il referendum per far pressione, pur non essendo convinta dei contenuti e ora insiste per una legge elettorale «capace di mettere in sicurezza il bipolarismo nel nostro Paese, davvero maggioritaria».
Un’intesa seria sulla legge elettorale e una riforma della Costituzione servono al Paese, per il Ds Marco Filippeschi. «Veltroni ha parlato chiaro. Ognuno poi si prenderà le sue responsabilità. Berlusconi oscilla, tentato di investire nell’antipolitica e la destra parla con voci diverse». Franco Monaco dell’Ulivo, invece, vuole ripristinare il Mattarellum e ricorda che in Parlamento giace una sua proposta di un solo articolo fatto di 3 righe. «Se dovesse essere confermata la pregiudiziale chiusura al dialogo da parte della Cdl sulla legge elettorale l’Unione dovrebbe assumersi la responsabilità di ripristinare la situazione quo ante alla legge porcata sconfessata dai suoi stessi autori». I tempi stringono e Mauro Fabris dell’Udeur avverte: «Le polemiche quotidiane non devono bloccare le riforme di sistema, a cominciare dalla legge elettorale»