Riforme, prove di dialogo tra Fini e D’Alema:

RomaIl dialogo possibile rinasce sulle colline Trevigiane. E dalla due giorni di Asolo, nel workshop organizzato dalle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei, Gianfranco Fini e Massimo D’Alema riprendono a modo loro l’ormai arcinoto ritornello obamiano: yes, we can. L’ottimismo, stavolta, riguarda la possibilità di ripartire, in maniera condivisa, sul tema delle riforme, non limitandosi al federalismo fiscale ma ricominciando da dove ci si era fermati: la bozza Violante della scorsa legislatura, che istituiva tra l’altro il Senato federale. E Fini e D’Alema non si fermano a quel «punto di compromesso» già raggiunto, e dal quale secondo entrambi tocca riprendere le mosse. Ipotizzano, anche, una nuova Bicamerale che si occupi dell’esame tecnico-politico dei decreti di attuazione del decreto sul federalismo fiscale, che altrimenti dovrebbero passare al vaglio di sei commissioni. «Il parere di sei commissioni - taglia corto Fini - significa necessariamente non ottenere alcun parere. Una Bicamerale per emendare il decreto avrebbe maggiore autorevolezza». D’Alema coglie l’assist: «Durante il dibattito parlamentare sul ddl sul federalismo presenteremo certamente un emendamento per la commissione Bicamerale per i decreti di attuazione del federalismo fiscale e per la Carta delle autonomie, due cose che per noi vanno di pari passo».
Insomma, è tempo di riaprire una stagione riformista, concorda in pieno la coppia Fini-D’Alema. Il secondo invita a sfruttare questi cinque anni per «completare la transizione». Il presidente della Camera, da parte sua, già parlando in Aula per il suo insediamento aveva parlato di legislatura costituente. E da Asolo spiega che ricominciare dal testo Violante, già approvato prima della caduta del governo Prodi in commissione Affari costituzionali, non è che una manifestazione di realismo: «C’è una traccia comune - afferma Fini - ripartiamo da lì perché le riforme possibili sono quelle condivise, e non quelle che si sognano». D’Alema? Sottoscrive, e quasi ricalca parola per parola: «Le riforme buone sono quelle possibili - spiega l’ex presidente dei Ds - e la politica è l’arte del possibile. Fini dice che la bozza Violante è un punto fermo. Noi diciamo la stessa cosa». «Se son rose fioriranno», sorride Fini al termine del workshop, invitando a un intervento «puntuale sulla seconda parte della Costituzione», e a non limitarsi a «tasselli» come la riforma del regolamento parlamentare, che «è solo una scorciatoia» che «sarebbe illusorio» immaginare come «bacchetta magica per risolvere i problemi del Paese». Ma la nuova «alleanza» non ha la strada sgombra. Anzi.
La Bicamerale per le riforme federaliste non convince l’Idv. «Se servisse a dare un parere non vincolante sarebbe una presa in giro», chiosa Di Pietro. Frena anche Calderoli. Il ministro per la Semplificazione esclude un’organismo ad hoc («Costa troppo») e indica come eventuale sede la bicamerale per gli Affari regionali. Contraria all’ipotesi di far passare il federalismo fiscale per una commissione unica pure Fi. Il capogruppo a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto, spiega che a doversi occupare dei decreti attuativi «sono le commissioni competenti e l’Aula». E anche sui regolamenti Cicchitto replica a Fini: «Non sono una scorciatoia, ma una necessità determinata dal nuovo quadro bipolare».