Riforme, quella ragnatela per avvolgere Berlusconi

RomaSilvio Berlusconi aveva fatto il primo passo dichiarando nei suoi ultimi interventi pubblici la propria disponibilità e quella del governo a lavorare per le riforme. Giorgio Napolitano, Pierluigi Bersani e Gianfranco Fini ieri hanno risposto all’appello. Aperture apprezzate dal presidente del Consiglio ma con un preciso intendimento: al tavolo delle riforme Palazzo Chigi non potrà avere un ruolo secondario nella definizione dell’agenda.
Nel discorso di auguri del capo dello Stato si sono scorti segnali importanti. Napolitano ha intravisto nella «brutale aggressione» al premier un’occasione per «un ripensamento collettivo». Un intervento pacificatore ma non scevro da note critiche anche nei confronti del presidente del Consiglio. Ad esempio, il monito a «non paventare complotti che la Costituzione e le sue regole rendono impraticabili contro un governo che goda della fiducia della maggioranza» implica tanto uno stimolo all’azione del governo quanto una rassicurazione contro eventuali «ribaltoni».
Tutte le parole di Napolitano si prestano a differenti interpretazioni. L’aver fatto riferimento a «non incorrere nell’illusione ottica di scambiare per mutamento costituzionale ogni modificazione del sistema politico» o elettorale appare una difesa dell’attuale impianto costituzionale. Anche se deputati vicini al premier come Osvaldo Napoli lo leggono come uno «stimolo a recepire quanto di nuovo è emerso dal quadro politico-elettorale». E se Napolitano non ha registrato «un clima propizio nella nostra vita pubblica, una consapevolezza comune a maggioranza e opposizione» a cambiare le regole del gioco, quest’accento non può essere sottovalutato.
Dal Quirinale, tuttavia, giunge anche il monito ad attuare eventuali modifiche della Costituzione nel «rispetto dei limiti di ciascun potere nei confronti dell’altro» bilanciando “pesi e contrappesi”. E salvaguardando il ruolo della Consulta, criticata dal premier per la bocciatura «politica» del Lodo Alfano, come «istituzione indipendente» cui affidata «la valutazione conclusiva sul controllo di legittimità costituzionale delle leggi».
E se da un lato il presidente della Repubblica ha invitato i magistrati a «non considerarsi investiti di missioni improprie», ossia a non fare politica, dall’altro lato non ha mancato di auspicare come gli interventi proposti dal governo in Parlamento (il cosiddetto processo breve e illegittimo impedimento) «svolgimenti più organici e di più ampio respiro».
Analogamente il presidente della Repubblica ha sottolineato l’esigenza di risolvere le «criticità» nei rapporti tra governo e Parlamento benedicendo la riforma dei regolamenti parlamentari e la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie come «il completamento coerente della scelta del federalismo fiscale». Purtuttavia Napolitano non ha mancato di stigmatizzare quello che è ritenuto un eccessivo ricorso alla questione di fiducia da parte dell’esecutivo e lo ha invitato a tener conto di altre questioni come la disoccupazione giovanile e i problemi del Meridione.
Silvio Berlusconi non si è sbilanciato, ma ha registrato tutti i movimenti del Palazzo. Se il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dopo mesi di polemiche con il premier, ha detto che «il monito di Napolitano non si presta a interpretazioni divergenti», è necessario prenderne atto. Se il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha rilevato che «se oltre alle riforme istituzionali si potesse discutere di quelle sociali sarebbe meglio», non lo si può sottovalutare. Anche perché Bersani ha praticamente bocciato una nuova Bicamerale per far spazio al lavoro delle commissioni parlamentari.
Insomma, il Cavaliere sa che le sue mosse hanno rimescolato tutto il quadro politico, ma non per questo vuole rimanere intrappolato in una ragnatela di finto buonismo nella quale ognuno possa indicare a proprio piacimento i temi in discussione. Anche perché il Cavaliere ha già avanzato delle opzioni strategiche. Ha concorso all’abbassamento dei toni in Parlamento isolando di fatto il dipietrismo radicale. Non intenderebbe porre ostacoli alla rilegittimazione politica di un interlocutore come Massimo D’Alema indicato come prossima guida del Copasir. Ha dato via libera al ministro Sacconi per la definizione di un nuovo Statuto dei lavori che ridisegni gli ammortizzatori sociali. E ha attivato nuovi canali con Fini e, tramite Gianni Letta, con Bersani. Tutte iniziative concrete che vanno salvaguardate dai soliti giochi di palazzo.