"Riforme, sì al dialogo ma sono pessimista"

Berlusconi: "Il federalismo al primo posto, poi penseremo alla
giustizia. Il presidenzialismo non è all’ordine del giorno". E sulle
intercettazioni annuncia: "Bossi è d’accordo per escluderle in caso di
reati contro la pubblica amministrazione"

Roma Dunque, prima il federalismo e poi, subito dopo, la giustizia. Quanto al presidenzialismo, quello non è certo all’ordine del giorno. «I giornali hanno montato la panna - dice Silvio Berlusconi - e del resto una parte specifica della Costituzione si può cambiare, ma si deve avere il consenso di tutte le forze politiche. Andremo avanti da soli soltanto se saremo costretti da un comportamento irragionevole». Dialogo quindi, ma a una condizione, il divorzio tra Pd e Idv: «Altrimenti, come si fa? Di Pietro è irrecuperabile, è il giustizialismo fatto persona, lo dice la sua storia. E i democratici devono decidersi quale identità darsi. Oggi è incerta, non sanno neppure di quale famiglia europea far parte. Veltroni dovrebbe fare come Bossi, che ha saputo costituzionalizzare la Lega e farla diventare federalista».
Accadrà nel 2009? Chissà, forse, può essere. Il Cavaliere, che annuncia la promozione a ministri di Ferruccio Fazio e Micaela Vittoria Brambilla, non ci crede: «Io spero in una nuova stagione di confronto e di rapporti corretti, però sono pessimista. Non sono io l’ostacolo, non cerchino scuse. I magistrati sono una casta. Sulla giustizia una sinistra vera e non prevenuta nei miei confronti sarebbe d’accordo. Quando ero giovane la sinistra era garantista, la guardavo con simpatia proprio per questo». Con simpatia? «Sì, ma non l’ho mai votata. Ho votato Pli, Dc e Psi perché ero amico di Craxi. Altri tempi. Se io mi sedessi al tavolo con loro adesso sarebbe una farsa». Però la diplomazia segreta lavora: «Ministri e gruppi hanno tutta l’autonomia per concordare con la sinistra su vari progetti. Sarebbe un bene».
La scaletta è fatta, l’apertura con gli alleati e quella condizionata con il centrosinistra è agli atti. Ma prima di tutto, prima ancora del federalismo, c’è il conflitto in Medio Oriente. Il premier, si legge in una nota di Palazzo Chigi «chiede di fermare subito i lanci di razzi e i bombardamenti». Solo «attraverso il dialogo» e non certo «con le provocazioni e con il ricorso alle armi» si potrà trovare «una soluzione stabile e duratura».
Allora, prima riforma, il federalismo: la Lega può mettersi il cuore in pace. Seconda, la giustizia, questione sempre più di interesse bipartisan, viste le bordate Pd ai magistrati di Pescara dopo l’arresto e la veloce scarcerazione del sindaco. «Spero che le accuse possano essere ridimensionate. Io non ho mai attaccato i giudici, anzi, è il contrario... ». Berlusconi fa spallucce pure sul coinvolgimento del figlio di Antonio Di Pietro in alcune intercettazioni con l’ex provveditore alle opere pubbliche Mautone: «Sono padre fortunato dei miei figli», dice, anche se il governo lavora da tempo a una stretta sulla diffusione dei colloqui telefonici. «Non è vera democrazia quella di una nazione dove c’è tanto timore di essere intercettati. Io continuo a telefonare. Se viene fuori una mia chiacchierata di un certo tipo, lascio il Paese. Non accetto di vivere dove non si rispetta la privacy». La riforma è pronta: «Ho parlato con Bossi, è d’accordo sull’esclusione dei reati contro la pubblica amministrazione».
E poi il presidenzialismo. Il tema, evocato giorni fa dallo stesso premier, ha mosso parecchio le acque, facendo parlare qualcuno, come Fini, di cesarismo e di autoinvestitura al Quirinale. Adesso il Cavaliere sembra ridimensionare. «Avevo già chiarito come non fosse uno degli argomenti sul tappeto e che lo sarebbe stato eventualmente nella seconda parte della legislatura, ma sempre con il concorso di tutti. Però i direttori dei giornali si sono telefonati e hanno fatto disinformazione». La Costituzione, come ha spiegato persino Giorgio Napolitano, non è un tabù. «Una parte della Carta si può cambiare - insiste il Cavaliere - ma, come è logico che sia, serve il consenso delle varie parti».
Infine, la crisi. Berlusconi semina ottimismo, nonostante le cifre di alcuni indicatori. «Ho sentito il presidente dei commercianti Carlo Sangalli - racconta - e mi ha detto che non c’è stato alcun calo dei consumi. Sta tutto nelle nostre mani. Dobbiamo avere fiducia e continuare con il nostro stile di vita, aiutando chi si trova in difficoltà».