«Le riforme siano una priorità per chi vince»

Montezemolo: «I leader dei due Poli dicano come intendono rilanciare il Paese»

da Roma

Chi si candida a guidare il Paese «fin da oggi ci dica come governerà. Come farà a reperire le risorse per le priorità che abbiamo indicato e quali sono le risposte che attendiamo». In altre parole, l’auspicio del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, è che le due coalizioni politiche rendano noti i rispettivi programmi, soprattutto per quanto riguarda la politica economica. Un appello che sembra ritagliato su misura per il centrosinistra che si appresta a incoronare leader Romano Prodi con le primarie di domenica. E che, per il momento, ha annunciato solo un punto del programma: la cancellazione della legge Biagi di riforma del lavoro. Il leader degli industriali è tornato a parlare di politica, precisando la sua idea di riforma elettorale. Confindustria - ha spiegato - vuole «né più né meno, la governabilità», che «chiunque vinca governi».
E questo si può ottenere migliorando «l’attuale maggioritario che non ci ha permesso di avere governi in grado di fare le riforme di cui abbiamo bisogno». L’importante è che chi è al governo possa decidere. Anche per fare «poche ma fondamentali riforme strutturali», possibili solo se non ci saranno «veti incrociati all’interno» della futura maggioranza.
Tra le priorità che il prossimo governo dovrà affrontare c’è sicuramente il Sud, poi «la concorrenza, l’education, lo sviluppo di infrastrutture e logistica, della ricerca e innovazione, della semplificazione burocratica». Richieste che Confindustria rivolgerà anche al governo Berlusconi. E che confronterà in un prossimo incontro con i sindacati sulla Finanziaria.
Incontrando gli studenti dell’università Luiss, Montezemolo ha parlato dei suoi modelli da manager. Non ha citato Gianni Agnelli ed Enzo Ferrari, perché, ha spiegato, «sarei banale». Ma il presidente di Confindustria e di Fiat ha comunque indicato tra le persone da cui ha «imparato molto» due personaggi che hanno portato il made in Italy nel mondo, Michele Ferrero e Achille Maramotti, e uno, Ralph Lauren, che sembra l’icona del self made man americano. «Sono tre grandi persone da cui ho imparato molto: pensate che Ferrero ha cominciato con una pasticceria ad Alba, ma grazie alla sua intuizione si è inventato prodotti come la Nutella, diventando leader dell’industria dolciaria nel mondo».
Percorso analogo per Lauren, lo stilista del cavallino del polo che «vendeva cravatte» e che ora possiede un impero della moda. «Perché non vendo solo una camicia, mi diceva, io vendo un sogno». Maramotti poi «da Reggio Emilia va in Svizzera e impara un certo tipo di idee sul cappotto: da lì nasce Max Mara».