Riforme, Veltroni accelera e sogna il duello fra Pd e Fi

da Roma

Una cosa è certa: Walter Veltroni vuole vincere la partita della legge elettorale, perché sa perfettamente che la posta in palio è la sua stessa leadership sul Partito democratico.
E dunque nelle prossime settimane ce la metterà tutta per chiudere su quel modello di proporzionale «bipartitico» che è racchiuso nella bozza Bianco, all’esame della commissione Affari istituzionali del Senato. Contando sull’asse «di ferro» (dicono al loft) con Forza Italia e Silvio Berlusconi, deciso quanto lui a evitare il sistema tedesco puro caldeggiato da D’Alema. E sul sostegno di Rifondazione, cui Fausto Bertinotti, partendo ieri per il Sudamerica, ha lasciato una consegna, dopo intensi contatti con Veltroni: trattiamo fino in fondo con Walter, perché il referendum va evitato a ogni costo. E perché il sistema tedesco puro, al di là dei vantaggi di numeri elettorali che potrebbe garantire al Prc, rappresenta una trappola politica ad alto rischio: nello schema dalemiano porterebbe a un netto spostamento a sinistra del Partito democratico, togliendo spazio e ragion d’essere alla futura «Cosa rossa».
La riunione dell’esecutivo Pd di ieri ha indicato la necessità di arrivare al voto su quel testo base già la prossima settimana, per poi passare alla presentazione degli emendamenti utili a «rafforzarla», come spiega Ermete Realacci: sbarramento non sotto il 5% e un «piccolo premio di maggioranza» alla lista più votata. Un accorgimento che, si spiega, basterebbe a polarizzare il voto e a trasformare la campagna elettorale in una gara aperta tra le due maggiori forze politiche. Ossia tra Berlusconi e Veltroni.
Le incognite però sono ancora molte, anche se nel quartier generale veltroniano si mostra grande ottimismo. E l’impasse è tutto interna al Pd: ci sono i prodiani che chiedono di tornare al Mattarellum (ma danno un fermissimo altolà al tedesco) mentre i dalemiani e una parte della ex Margherita, Rutelli in testa, lavorano per il tedesco e soprattutto, come denuncia il veltroniano Peppino Caldarola, «per dimostrare che il vero capo non è Walter, e che sbaglia chi pensa di trattare solo con lui». D’altra parte, spiega l’esponente ex Ds che ben conosce i due principali duellanti del Pd, «l’attacco di D’Alema non deve impressionare. Appena si costituisce una leadership, lui usa bombardarla per, diciamo così, sminchiarla e continuare a fare il bello e cattivo tempo. È riuscito con Occhetto, con Fassino è stato un crudele esercizio quotidiano. Ma con Veltroni si farà male».
Ieri il leader del Pd si è assai irritato per l’intervista concessa all’Unità dalla capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, troppo «dalemiana» e filotedesca. «La diplomazia parallela pro-tedesco dei dalemiani rischia di bloccare tutto: o accettano di trattare sul nostro modello “bipartitizzante”, oppure si va tutti al referendum», avverte il costituzionalista Ceccanti, consigliere veltroniano sulle riforme. Ma il dalemiano Latorre è convinto che la trattativa con Berlusconi rischi di non avere sbocco: «Il primo interesse del Cavaliere resta quello di andare al voto».
I tessitori di Forza Italia spiegano che «fino alla sentenza della Consulta sul referendum, si gioca in surplace». Ma su una cosa sono fermissimi: «Per varare una riforma tedesca devono uccidere Veltroni e mettersi d’accordo con Lega e Udc, perché noi non ci staremo mai: la bozza Bianco con voto unico proporzionale-maggioritario è il nostro limite massimo, e anche quello di Walter». La scheda unica è però una delle due condizioni che Rifondazione vuole modificare, reclamando doppia scheda (per evitare il trascinamento di voti sui partiti più grossi) e ripartizione nazionale dei seggi, che darebbe più respiro alle forze minori. Punto che sia Pd che Forza Italia si dicono pronti a concedere. Ma per il partito di Franco Giordano resta uno scoglio politico da superare: insieme, Pd, Fi e Prc hanno i numeri in Parlamento per imporsi. «Ma possiamo andare a un’intesa da soli con Veltroni e Berlusconi, e tutto il resto della Cosa rossa contro e mezza Unione che farà ostruzionismo?».