Riforme, Violante corteggia la Lega e cerca l’intesa sul federalismo

Il diessino risponde al capo della Cdl che ha bocciato l’idea di fare accordi con l’Unione: «Spero ci ripensi» E col Carroccio lavora a una modifica costituzionale

da Roma

Vi domandate perché proprio Luciano Violante, pressoché unico nell’Unione, abbia reagito con stupore addolorato allo strappo «senza se e senza ma» di Silvio Berlusconi sulle riforme? Il Cavaliere ha escluso ogni dialogo, «non c’è spazio per accordi» ha sentenziato. «Spero che ci ripensi», s’è augurato Violante giungendo a riconoscergli la statura di «un uomo di Stato», dunque esortandolo ad «anteporre l’interesse del Paese a quello del suo partito». Perché tanta preoccupazione?
Forse perché schivando i riflettori e senza alcun clamore, anzi in sordina e mentre il mondo della politica s’occupa d’altro, l’ex presidente della Camera sta lavorando proprio a un ambizioso e in verità fattibile progetto di riforme costituzionali. Presiede la commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Violante. E s’è impegnato in questa impresa senza risparmiarsi, guadagnando la collaborazione dei rappresentanti del centrodestra. Dalla Lega, in verità, cerca e pare che ottenga di più: interesse vivo e condivisione. Per farcela, è disposto a concedere alle ragioni del federalismo più di quanto si siano mai aperti gli stessi alleati del Carroccio. È accattivante anche con gli altri partiti d’opposizione, ovviamente. Con tutti, recita il ruolo di super partes e di «riserva delle istituzioni». Lo sentite mai intervenire sulle beghe del Partito democratico, nelle liti dell’Unione e del governo? No, Violante ormai, da quando gli è stato negato un ministero di rango, lavora con gli occhi al futuro.
Tant’è che prima di chiudere per ferie, la sua commissione s’è ritrovata tra le mani un’«ulteriore nuova proposta» di testo unificato per la Grande riforma, sulla quale par che ci sia un vasto accordo, bipartisan come suol dirsi. Almeno sino a quando il leader del centrodestra non è intervenuto frantumando la cristalleria. Un testo semiclandestino, noto a malapena ai 48 deputati della commissione. E paradossale. Perché ripropone come fotocopia, le riforme costituzionali varate dalla Cdl nella scorsa legislatura e fatte poi bocciare dal centrosinistra.
Vedi che anche i piccoli Vishinskij crescono, come nelle storie della Alcott? La genialità di questo progetto sta che non tocca minimamente il Quirinale né la Corte costituzionale, men che mai il Csm, conserva i senatori a vita e ancor più il Titolo V - quello su regioni ed enti locali - nella dizione fatta passare, guarda tu, proprio da Violante nel 2001: pur se ha portato alla lievitazione massiccia di consiglieri regionali, delle spese e del contenzioso col governo centrale. Magistralmente, le riforme di Violante toccano soltanto il Senato e il governo nei suoi rapporti parlamentari, rendendo federale il primo e più forte il secondo. Appunto, come nella riforma che lo stesso Violante aveva contribuito a far bocciare.
Il «Senato federale della Repubblica» ora acconciato, è la fotocopia di quello sfornato da Roberto Calderoli e Francesco D’Onofrio senza successo. Il numero dei senatori «elettivi» scende anche qui a 250, e si votano contestualmente al rinnovo dei consigli regionali; spariscono gli «osservatori» regionali senza diritto di voto, ma ogni parlamentino locale elegge due senatori. Identica, la suddivisione di compiti e competenze rispetto alla Camera. L’unica e grande novità riguarda il sistema elettorale, e non può che far felice la Lega come ogni altro partito locale. La riforma della Cdl infatti, si limitava a prescrivere il «suffragio universale e diretto su base regionale»; quella ora in pentola vi aggiunge «con sistema elettorale proporzionale, senza recupero nazionale». Si costituzionalizza il proporzionale locale, e per cinquant’anni non si parlerà più di riforma elettorale, chiaro?
Anche il numero dei deputati scende a 500. E ancora come nella riforma fatta bocciare dal referendum popolare, è soltanto la Camera a dare o revocare la fiducia al governo. Sfiducia «costruttiva» ovviamente, altrimenti che «premierato forte» sarebbe? La commissione di Violante non inventa nulla di nuovo, anche qui il capo dello Stato «nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, nomina e revoca i ministri».
Che si vuole di più? Violante sta tentando un’operazione che in verità gli è già riuscita una volta, appunto sul Titolo V. Anche allora convinse il centrosinistra al passo unilaterale, col miraggio di sottrarre Umberto Bossi all’abbraccio di Berlusconi. Ora quest’ultimo ha fatto frittata nel paniere di Violante. Vishinskij saprà crescere ancora, sino a fare ugualmente il bis?